Roma, Confesercenti: rapporto “SOS Impresa”, 200mila commercianti vittime usura

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(Meridiananotizie) Roma, 10 gennaio 2012 – “Come un camaleonte” è così che Lino Busà, presidente di ‘Sos Impresa’, nell’ambito della presentazione del XIII rapporto preparato dall’associazione, definisce la criminalità nel settore commerciale e dell’impresa. L’usura continua a crescere in silenzio e nel silenzio: dal 2008 al 2011, 190 mila imprese hanno chiuso i battenti per debiti o usura. E’ quanto rivela il rapporto ‘Le mani della criminalità sulle imprese’, realizzato da SOS Impresa, l’ associazione nata nel 1991 a Palermo – dopo l’omicidio di Libero Grassi – per iniziativa di un gruppo di commercianti per difendere la loro libera iniziativa imprenditoriale, per opporsi al racket e resistere alla criminalità organizzata. “L’indebitamento delle imprese – secondo lo studio – ha raggiunto i 180 mila euro, quasi raddoppiatosi nell’ultimo decennio. Anche i fallimenti sono cresciuti vorticosamente: +16,6% nel 2008 e +26,6% nel 2009″. I dati del 2010, relativi al primo trimestre, segnano un incremento dei fallimenti del 46%. Il rapporto mette in evidenza come con la crisi sia aumentato il numero degli usurai, che oggi sono oltre 40 mila contro i 25 mila di 12 anni fa. A rischio sono soprattutto i settori della sanità privata, oltre che dell’agroalimentare e del trasporto, in cui, grazie al controllo dell’intera filiera, la mafia è riuscita perfino «a fare il prezzo», con importi superiori anche del 30% rispetto a quelli di mercato. Nonostante la gravità del fenomeno, nel contrastarlo si è scontato finora un grosso limite: quello dell’emarginazione sociale di chi denuncia. ”Meglio chiudere un’impresa che perdere tutto rivolgendosi agli usurai’ ha sottolineato  il presidente di Confesercenti Marco Venturi. I dati che il presidente di Confesercenti cita tra quelli forniti dal rapporto di Sos Impresa, servono a dare le dimensioni del fenomeno: la criminalità è il più grande agente economico del paese, il suo fatturato nel 2010 si aggirava intorno ai 140 miliardi di euro, di cui la gran parte (100 mld) ha gravato sulle piccole imprese. Il servizio di Mariacristina Massaro

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