Roma, al Divino Amore le opere del passato rivivono con la china del pittore Van Ban VIDEO

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(Meridiananotizie) Roma, 23 gennaio 2012 – È stata inaugurata sabato 22 gennaio la quarta Mostra Triennale di opere a china dell’artista Nicola Alfieri, in arte Van Ban, presso la Galleria del Nuovo Santuario Madonna del Divino Amore. L’arte, la ricerca scientifica e il desiderio di conoscenza, il tutto permeato da una profonda fede cristiana,  sono gli aspetti fondamentali della sua attività artistica. Esposti oltre 50 originali, reperiti in tutta Italia e in Europa, la mostra è stata denominata Van Baniana. “Le opere non sono più mie – spiega Van Ban – sono fatte da me, è vero, ma appartengono ai collezionisti: i vanbaniani”.  Nel panorama artistico internazionale, dominato dai mezzi tecnologici e dalla realtà virtuale, la pittura di Van Ban spicca come rara e preziosa eccezione per svariati motivi. Per l’assoluta dedizione all’inchiostro di china, una tecnica antichissima già usata da Egiziani e Cinesi nel II Millennio a.C e per il continuo dialogo con illustri modelli del passato, dai bronzi di Riace al Cristo del Giambologna, interpretati con oroginalità.

Osservando i quadri di Van Ban, si rimane affascinati dalla bravura tecnica dell’artista che, attraverso una sapiente modulazione chiaroscurale, riesce perfino a simulare effetti cromatici. Nei Bronzi di Riace, una delle opere più antiche dell’artista, un fitto tratteggio esalta la potenza fisica e massa muscolare dell’eros. Nel Cristo, invece, le ombreggiature e l’energia espressiva del segno evidenziano la sovrumana sofferenza del Figlio di Dio che appare straordinariamente vivo e naturale nella sua indicibile agonia. Nella Venere, l’impressione di armonia e di purezza classica è raggiunta grazie al segno pulito e cristallino che illumina la bellezza divina del viso. Nei ritratti, van Ban ottiene sorprendenti effetti pittorici, stendendo la china a larghe chiazze che a distanza ingannano l’occhio simulando una fotografia. La scelta dei soggetti, il particolare taglio della composizione e i procedimenti esecutivi dimostrano la libertà con cui Van Ban interpreta i suoi modelli.  Quest’amore per l’arte del passato permette anche di capire l’uso esclusivo della china che sta a significare il recupero della dimensione del tempo: il tempo della riflessione, dell’analisi e dell’introspezione.

Il servizio di Cristina Pantaleoni

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