Roma, al teatro Sala Uno fino al 5 l’Ippolito di Euripide con regia di Mario Blanchi VIDEO

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(Meridiananotizie) Roma,  31 gennaio 2012 – Debutta questa sera al Teatro Sala Uno di Roma Ippolito. Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione culturale La Fonte di Castalia, vede in scena Siddhartha Prestinari, Ivan Ristallo, Marika Murri e Francesco Marzi. Diretto da Marco Blanchi sarà in scena fino a domenica 5 febbraio. La dea Afrodite offesa da Ippolito dedito solo alla caccia e al culto di Artemide, decide di vendicarsi e di punirlo, accendendo di desiderio per il giovane la matrigna Fedra e scatenando così una passione che culminerà nella morte di entrambi. Nel tentativo di aiutare la sua padrona ad ottenere quello che desidera così violentemente, l’Ancella riferisce a Ippolito la passione di Fedra, ma questi, inorridito, fugge dalla reggia. A questo punto Fedra, terrorizzata dall’idea che Ippolito possa disonorarla di fronte a Teseo e ai suoi figli, decide di uccidersi, ma prima scrive una lettera nella quale lo accusa di averle usato violenza. Teseo, accecato dal dolore per la morte di sua moglie, dopo aver scoperto la lettera, maledice il figlio e lo bandisce dal suolo di Trezène.  

“Delle vicende di Ippolito, figlio di Teseo e della sua matrigna Fedra sono state date innumerevoli interpretazioni. – ha detto Marco Blanchi – Quello che però mi attrae verso questa tragedia, non è ciò che si sa o si vede, ma quello che resta nascosto e attraversa tutta la storia. In primis il confronto fra due personaggi che rappresentano due principi che si incontrano e si scontrano. Proprio su questo punto la tragedia di Euripide si trasforma in una sublime indagine psicologica e diventa lo scandaglio attraverso il quale il poeta esplora le profondità della natura umana. Se si volesse schematizzare, si potrebbe dire che in Fedra è l’Eros a dettar legge, per Ippolito si tratta della castità, mentre Teseo è mosso dall’ira per l’onore ferito. Ma questo è solamente uno schema molto superficiale, ed Euripide stesso si sottrae a questa superficialità, immettendo lo spettatore, dentro la sottile rete dei moti dell’animo e mostrandoci come ogni protagonista sia in realtà vittima di un gioco più grande di lui, un gioco “divino”. Ci insegna che in quanto vittime, devono essere compresi e giustificati nei loro eccessi e nelle loro debolezze. Inoltre, lo scontro tra lo spirito e la materia mi ha particolarmente affascinato in questa tragedia. Nella raffigurazione di questa “guerra” però Euripide sembra dirci che non esiste un bene e un male, un giusto e un ingiusto. Il male non si identifica con il personaggio di Fedra e con la sua fisicità, come si sarebbe portati a pensare, né il personaggio di Ippolito, con la sua purezza e la sua castità, assume i connotati della perfezione e del bene. Entrambi gli atteggiamenti diventano forme di allontanamento dalla completezza umana e per lui sono ugualmente colpevoli. Per Euripide, il vero male, la tragedia dell’uomo e della donna, risiede nel volontario rifiuto di uno dei due poli necessari all’equilibrio della natura umana”.

Il servizio di Domenico Lista

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