Roma, libri: la storia politica di Veltroni nella biografia sociologica di Marchianò VIDEO

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(Meridiananotizie) ROMA, 17 aprile 2012 – «Walter Veltroni – Una biografia sociologica». È questo il titolo del libro di Francesco Marchianò, che ricostruisce la storia politica dell’ex sindaco di Roma dai tempi della FGCI romana alla direzione de «l’Unità», passando per il forte legame col gruppo dirigente del PCI di Achille Occhetto, per poi arrivare agli anni dell’Ulivo, della segreteria dei DS, del sindaco della Capitale, fino alle recenti vicende del Partito Democratico. Consacrato come leader prima, ritenuto il maggior artefice della sconfitta poi. Alla presentazione del libro alla Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi, Marchianò ha spiegato il motivo che lo ha portato a studiare  la figura di Walter Veltroni.    BIOGRAFIA VELTRONI

Negli ultimi anni l’attenzione si è focalizzata sempre e solo su Berlusconi, e ciò ha impedito di vedere bene l’evoluzione dei percorsi storico-politici del nostro Paese. Analizzare quindi la figura di un altro leader importante come Veltroni, che ha incarnato quasi tutti i grandi cambiamenti italiani degli ultimi 20 anni, poteva arricchire la comprensione». Per l’autore l’ex sindaco di Roma è «un leader molto coerente con i suoi principi che ha due caratteristiche di fondo: non si trova a suo agio nelle organizzazioni come i partiti, però ha sempre avuto un grande rendimento e grandi innovazioni nelle istituzioni in cui è stato, dal Consiglio comunale di Roma al sindaco della città, passando per altri incarichi». Parlando in prima persona della sua esperienza politica, Veltroni ha detto che «l’Italia è l’unico Paese europeo in cui il riformismo non ha mai vinto.

Io speravo e pensavo che, basandoci sulle esperienze pregresse, volessimo fare tutti un partito nuovo, nuovo non per il simbolo, ma per il modo di essere», mentre sulle sue dimissioni da segretario nazionale del Pd nel 2009, ha spiegato di aver preso quella decisione «perché mi sono accorto che non riuscivo a fare quello che volevo fare e perché il partito aveva assunto un aspetto che io non volevo prendesse. Se non mi fossi dimesso – ha aggiunto Veltroni – avrei dovuto fare una cosa diversa da quella per cui presi il voto di 3,5 milioni di persone».

Il servizio di Leonardo Cerquiglini

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