Roma, l’Anpi commemora l’anniversario del bombardamento di San Lorenzo del 19 luglio 1943 VIDEO

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(Meridiananotizie) Roma, 18 luglio 2012 – Era il 19 luglio 1943 quando gli aerei statunitensi bombardarono per la prima volta la Capitale. Le 4000 bombe sganciate provocarono circa 3000 morti e oltre 11mila feriti, la maggior parte dei quali nella zona di San Lorenzo. Oggi, a distanza di 69 anni,  il quartiere non manca di commemorare il drammatico evento destinato a segnarne per sempre la storia. Il presidente commissione scuola e cultura del III Municipio, Alfredo Spositi: “Quest’anno abbiamo voluto organizzare questa 3 giorni di commemorazioni per prepararci a quello che sarà, il prossimo anno, il settantesimo anniversario di questo evento. Ho creduto importante organizzare questa 3 giorni con una serie di realtà e associazioni che si occupano di storia e di cultura”.

Tra le realtà coinvolte non poteva mancare l’Anpi, l’associazione nazionale partigiani d’Italia, che ha conferito all’iniziativa un valore aggiunto, attraverso la testimonianza diretta di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle quei momenti terribili. Il partigiano Nando Cavaterra: “Non ho visto carri armati o cingolati o truppe tedesche. Questa è rimasta sempre una domanda che mi sono posto: ma allora per quale motivo c’è stato questo bombardamento? Attorno alle 3mila persone morirono: vedere case sventrate, persone morte per strada… Ero nei Gap periferici di Roma e ho proseguito fino ai giorni della liberazione, fino al 4 giugno”.

La 3 giorni di commemorazioni organizzata a San Lorenzo è stata concepita, non solo con lo scopo di ricordare il tragico bombardamento che colpì il cuore di Roma, ma più in generale con l’intento di rinnovare la memoria in merito agli efferati crimini del periodo della dittatura nazifascista. La partigiana Teresa Vergalli: “Ho dei ricordi tremendi della dittatura. Mio padre è stato arrestato a causa di certi volantini e non si è visto più. Io non sapevo che era in prigione, mi dicevano che era all’ospedale. Lì è rimasto sette mesi e poi tutta la vita è stato perseguitato perché aveva aderito al partito socialista e poi comunista e quindi veniva spesso arrestato. La nostra miseria è colpa del fascismo perché gli avevano tolto un piccolo lavoro che aveva trovato e l’han fatto licenziare perché non era iscritto al fascio”.

Il servizio di Andrea Fiorilli

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