Caso Isfol, ispettori del lavoro scoprono 210 dipendenti con Co.co.co. irregolare VIDEO

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(Meridiananotizie) Roma, 9 novembre 2012 – 210 lavoratori con contatto di collaborazione coordinata e continuativa effettivamente trattati come subordinati. È quanto appurato dalla Direzione Territoriale del Lavoro di Roma in merito ai dipendenti Isfol, ossia l’Istituto per lo sviluppo e la formazione professionale dei lavoratori, ente pubblico di ricerca, vigilato dal Ministero del Lavoro. Tra questi Massimo Deminicis, ricercatore precario Isfol: “Sono entrato in questo istituto nel 2001 con otto anni di cattiva flessibilità, cioè ero un Co.Co.Co. ma in realtà facevo il dipendente pubblico. Nel 2008 ho vinto il concorso da ricercatore, un contratto che durava 5 anni e tra un anno sarò disoccupato. Questo istituto mi getta via come un vecchio pc senza nessun tipo di investimento nei 12 anni in cui io mi sono formato, sono cresciuto, ho lavorato e sono stato utilizzato in maniera inopportuna da questo istituto”.

Anche Francesca Di Giovangiulio è precaria Isfol dal 2005: “Sono entrata qui dentro con un contratto di collaborazione e per i primi tre anni ho avuto 4 contratti consecutivi tra loro con un intervallo che era sempre e solo nel passaggio tra un anno e l’altro per far sì che non ci fosse una continuità lavorativa formale. In sostanza ero qui, lavoravo come tutti i miei 210 colleghi che sono stati vittime di questo sopruso, di questo sfruttamento. Eravamo qui lavoravamo, senza contratto, spesso essendo io stessa il referente che ha dovuto fare il suo proprio contratto perché io mi sono occupata sempre all’interno di questo istituto di occupazione femminile”.

Gli ispettori del ministero del lavoro hanno dunque accertato un uso improprio e strumentale degli elementi di flessibilità in relazione al tipo di contratto, paradossalmente all’interno di un ente coordinato dal ministero stesso, come sottolineato da Viviana Ruggieri, ricercatrice Isfol: “Per noi Isfol e ministero sono la stessa cosa perché abbiamo un commissario straordinario che è il segretario generale del ministero del lavoro, quindi controllato e controllore sono la stessa cosa. Quello che temiamo è che questo istituto venga definitivamente smantellato e che i nostri colleghi, le 210 vittime della cattiva flessibilità, vengano mandati a casa. Quello che ci si aspetta da un ministero del lavoro che peraltro elabora ed attua politiche proprio per il mercato del lavoro sano, dove venga curata la patologia della cattiva flessibilità, quello che ci si aspetta è che si arrivi a una conciliazione, si risolva. E invece non si vuol risolvere”.

Il servizio di Andrea Fiorilli

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