San Raffaele a rischio chiusura, lavoratori bloccano la Cristoforo Colombo VIDEO

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(Meridiananotizie) Roma, 29 novembre 2012 – Fumogeni davanti alla Regione Lazio e Cristoforo Colombo bloccata. I dipendenti del San Raffaele sono scesi in piazza contro la chiusura della struttura che lascerebbe 600 persone per strada. I lavoratori chiedono alla Regione e al commissario Bondi un intervento urgente per sbloccare i finanziamenti, a fronte della grave situazione descritta dal responsabile regionale Cgil Fp, Claudio Laurenti: “La situazione dall’ultima volta, quando manifestammo in prefettura, si è ulteriormente aggravata. È stata definitivamente decisa la chiusura di Cassino, una struttura di alta specialità, e di Viterbo. Questo comporta che 600 lavoratori saranno per strada a breve. Una strutture che non riceve finanziamenti da due anni e che ha garantito prestazioni di eccellenza”.

La struttura offre da sempre un servizio sanitario di qualità per i pazienti provenienti da tutta Italia. La chiusura, secondo il Consigliere regionale, Annamaria Tedeschi, provocherebbe dunque un danno irreparabile all’intero comparto nazionale: “Ormai sono a rischio gli stipendi e l’assistenza a tanti malati cronici della Regione Lazio e non solo, perché al San Raffaele di Cassino, Viterbo, della Pisana, arrivano da tutta l’Italia: malati cronici, disabili, malati che hanno bisogno di cure ripetute e che potrebbero non averle più perché è a rischio chiusura. Quello che si chiede è il rispetto degli accordi, ossia il pagamento delle spese correnti”.

Oltre ai pazienti sono ovviamente i dipendenti del San Raffaele coloro che rischiano di pagare il prezzo più caro a seguito della chiusura della struttura annunciata per il 7 dicembre, come ricordato dal segretario provinciale Cgil Fp, Antonio Sessa: “Se questa vertenza non si chiude positivamente i dipendenti del San Raffaele di Cassino il 7 dicembre saranno tutti a casa perché la struttura ha annunciato la definitiva chiusura per quella data. Quindi niente lavoro, niente stipendio”. La Regione non corrisponde il dovuto alla struttura nonostante tempo addietro avesse stabilito di provvedere direttamente alla gestione delle spese correnti. In mancanza di investimenti da due anni, i lavoratori adesso reclamano quantomeno il pagamento degli stipendi: “Vogliamo il pagamento delle spese correnti, ossia gli stipendi e tutto ciò che necessita per l’acquisto di farmaci. Senza questi finanziamenti non riusciamo ad andare avanti. Per cui saremo costretti alla chiusura”.

Il servizio di Andrea Fiorilli

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