La Asl RmA non paga da un anno, centro rischia chiusura con 85 dializzati VIDEO

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(Meridiananotizie) Roma, 21 novembre 2012 – 85 pazienti, 30 tra infermieri, medici, amministrativi e ausiliari. 1200 dialisi al mese e una struttura d’eccellenza nel territorio del comune di Roma. E’ la Diagest srl, unità di dialisi decentrata della Asl Rm A operativa dal dicembre del 2000. “ La Diagest nasce inizialmente come UDD (Unità di dialisi decentrata) dell’ospedale San Giacomo di Roma, – spiega il Dottor Carmelo Alfarone, responsabile del centro –  Con la chiusura del nosocomio, la struttura è rimasta un decentramento dell’Asl RmA. Non quindi un centro convenzionato ma una vera e propria dislocazione nella quale i malati trovano accoglienza.” Il centro, prima struttura di dialisi pubblica-privata del territorio, versa ormai da mesi in una grave situazione economica. La Asl di competenza tarda infatti a concedere i fondi, già previsti dal bilancio, che consentono al centro di pagare le quotidiane spese che una struttura salva vita come questa mette a disposizione dei pazienti. “La Diagest srl rientra a tutti gli effetti nel bilancio della Asl RmA – continua Alfarone – ma ogni mese ci troviamo a dover alzare la voce per avere quello che ci spetta di diritto e da contratto. La domanda che mi pongo è una sola: Se mi mettono a bilancio vuol dire che i fondi vengono stanziati, ma questi soldi poi che fine fanno? A chi vengono dirottati? Dobbiamo solo fare “casino” per avere ciò che ci spetta?”

L’azienda sanitaria sembra infatti non voler trovare una soluzione duratura rimandando di mese in mese i pagamenti pattuiti e costringendo la struttura a dar fondo a tutte le risorse concesse loro dagli enti di credito.

“Il rischio chiusura è dietro l’angolo, – denuncia Alfarone –  le società che ci forniscono i dializzatori (i filtri per depurare il sangue) minacciano di   bloccare le forniture a causa dei debiti pregressi che abbiamo contratto. La Asl  – continua -non deve pagare questo mese solo per tamponare una situazione ormai critica, ma deve permetterci di avere a disposizione i fondi necessari a risanare il bilancio ormai in passivo da mesi”

A risentire del ritardo nei pagamenti, anche il personale che presta servizio all’interno della struttura e che aspetta da due mesi di ricevere lo stipendio. I pazienti hanno trovato nel centro accoglienza e disponibilità, soprattutto per chi come loro è costretto a sottoporsi a trattamenti di dialisi 3 volte la settimana per almeno 3 ore al giorno.

il servizio di Cristina Pantaleoni

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