Vertenza Videocon, 1300 lavoratori chiedono proroga cassa integrazione e investimenti VIDEO

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(Meridiananotizie) Roma, 5 dicembre 2012 – Circa 300 lavoratori della Videocon di Anagni sono arrivati sotto la sede della Regione Lazio per sostenere la vertenza dell’ex azienda che produceva cinescopi per televisori, in occasione del tavolo istituzionale convocato per esaminare la richiesta di proroga di cassintegrazione, come spiegato  dal membro dell’Esecutivo Nazionale Usb, Paolo Sabbatini: “Oggi ci sono due obiettivi che abbiamo in mente: uno è quello di raggiungere una proroga della cassa integrazione che scade il 14 dicembre, il secondo per portare alla Regione Lazio un atto importante, un documento che noi abbiamo fortemente voluto, che è quello della dichiarazione di crisi del territorio, che è l’unica condizione per cui il governo potrebbe concedere delle agevolazioni agli imprenditori che volessero ricominciare a fare attività produttive nello stabilimento di Anagni”.

La storica fabbrica nata negli anni ’60 che produceva cinescopi a colori è arrivata negli anni ad avere 2600 dipendenti per un giro d’affari che oggi equivarrebbe a 800 milioni l’anno. Quando la Thompson ha deciso di cedere tutto alla multinazionale indiana Videocon, aveva previsto di lasciare una dote di 180 milioni di euro per la reindustrializzazione del sito e la riconversione industriale, ma le cose sono andate diversamente. “La multinazionale indiana – continua Sabbatini – ha pensato soltanto a fregarsi questi soldi e ha lasciato oltre 100 milioni di debiti sul territorio. Nessuno del governo ha mai detto nulla. Credo che ci siano delle forze politiche che hanno preso una parte di quei 180 milioni di euro”. Nel frattempo, nel caso in cui non fosse concessa la proroga della cassa integrazione la situazione potrebbe divenire preoccupante per i lavoratori, come ricorda Gino Rossi, della Filctem Cgil: “C’è stata questa mobilitazione dei lavoratori oggi per far sentire il dramma di questa azienda, perché il 14, se non ci fosse la proroga, saremo licenziati tutti in mobilità e noi questo non lo accetteremo perché sarebbe un dramma per il lavoratori e per la provincia di Frosinone”.

Un dramma che coinvolgerebbe 1300 lavoratori e altrettante famiglie provenienti da tutto il comprensorio del frusinate come sostiene il sindaco di Acuto, Augusto Agostini: “L’obbiettivo principale è quello di ridare una prospettiva di lavoro a 1300 persone che rappresentano altrettante famiglie in un territorio assolutamente disastrato sul piano della disoccupazione”. 91 sindaci della provincia infatti hanno firmato e presentato alla Regione un piano di recupero del territorio per chiedere agevolazioni a chi volesse reinvestire nello stabilimento. Ciò nonostante la preoccupazione dei lavoratori della fabbrica rimane forte, consapevoli che le istituzioni giochino un ruolo fondamentale: “Noi siamo qua oggi per chiedere altri 6 mesi di cassa integrazione – dice un lavoratore – e vorremmo che i soldi fossero messi a disposizione dalla politica”.

Il servizio di Livia Ciatti

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