Muore Enzo Jannacci, è andato “A vedere lo strano effetto che fa”

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(Meridiananotizie) Roma, 02 aprile 2013 – La città di Milano rende omaggio al suo poeta. Sono previsti per oggi, nella basilica di San’Ambrogio i funerali di Enzo Jannacci, morto all’età di 75 anni. Alla camera ardente allestita al Teatro Dal Verme, ha voluto essere presenta tutta quella Milano che si pensava scomparsa, quella Milano che ha avuto come colonna sonora le canzoni scanzonate del grande poeta.

Dopo aver lottato con la malattia che lo opprimeva da anni. Si è spento nella clinica Columbus di Milano, dove era ricoverato da alcuni giorni. Malato di cancro, negli ultimiEnzo-Jannacci giorni le sue condizioni di salute  erano peggiorate, per questo motivo era tornato in clinica. Se n’è andato intorno alle 20,30 circondato dalla sua famiglia. Jannacci è stato un cantautore, cabarettista, attore e cardiologo italiano. Cinquant’anni di carriera senza schemi fissi, oltre i confini. Dopo aver registrato quasi trenta album, alcuni dei quali indimenticabili, è ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme a Celentano, Tenco, Little Tony e Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant’anni. Basta dire Gaber e Jannacci per evocare una Milano che non c’è più, quella della nebbia, già grande città ma non ancora metropoli, una Milano romantica, popolata di personaggi bizzarri e poetici. Di madre pugliese e padre lombardo, Jannacci la sua Milano l’ha sempre portata addosso. Come Gaber, che aveva conosciuto a scuola, all’Istituto classico Alessandro Manzoni. Alla sua morte, il dottore cantautore, riuscì a dire soltanto “ho perso un fratello”.

Jannacci, come spiegato dal sindaco Giuliano Pisapia, sarà sepolto nel Famedio, il posto in cui riposano i milaesi illustri. Alla camera ardente tanti amici in questi giorni: vecchi colleghi del cabaret milanese, poi Moni Ovadia, Fabio Fazio. «Era un genio – racconta commosso il conduttore di Che tempo che fa -. Perché i geni sono coloro che inventano cose che prima non esistevano: e lui ha creato un linguaggio, un mondo, un ambiente». A Fazio mancheranno «le sue telefonate, la sue cose che sembravano strampalate che, invece, erano pensieri che correvano troppo in fretta».  Alla camera ardente la moglie di Jannacci, Giuliana Orefice, e il figlio, Paolo che, con la stessa gentilezza mista a timidezza del padre, ringrazia tutti: «Grazie per essere venuti e per le belle cose che avete detto».

Sul viso di tutti sembra essere un sorriso, come se tutti avessero la consapevolezza che uno come Jannacci non possa averci lasciato, ma che sia andato solo a “Vedere lo strano effetto che fa

servizio di Alexander Sciarra

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