65 milioni di euro sequestrati al clan camorristico dei Mallardo VIDEO

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(Meridiananotizie) Roma, 19 giugno 2013 – Beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre € 65milioni di euro sono stati sequestrati questa mattina dai Finanzieri del Comaclan-mallardo2ndo Provinciale di Roma ai fratelli Domenico e Giovanni Dell’Aquila, facenti parte del noto clan camorrista dei Mallardo, ed a Vittorio Emanuele Dell’Aquila e Salvatore Cicatelli, rispettivamente figlio e fiduciario di Giovanni, per conto del quale avevano costituito una cellula economica, operante prevalentemente, nel territorio del basso Lazio. Tra i beni oggi sequestrati rientrano 11 alberghi, ristoranti, concessionari di autoveicoli, oltre 170 immobili e 25 auto e motoveicoli. Come dimostrato dalle investigazioni del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, le operazioni del clan erano orientate, oltre che al finanziamento del traffico di sostanze stupefacenti, al controllo – realizzato con la partecipazione finanziaria o con la riscossione di quote estorsive – delle attività economiche di rilievo.

In particolare, le indagini svolte hanno consentito di accertare come il clan mallardo, proprio attraverso il segnalato “controllo economico” e attraverso considerevoli reinvestimenti di provviste illecite, abbia – ormai da tempo – esteso la propria sfera d’azione anche in altre Regioni dell’Italia centrale e meridionale ed, in particolare, nel Lazio, regione nella quale opera da oltre un decennio.  A rendere il clan Mallardo all’avanguardia è il modo di fare impresa: non impone il pizzo estorsivo, ma gli esponenti di rilievo di tale organizzazione camorristica entrano “di fatto” in società con gli imprenditori, di modo che questi ultimi diano una parvenza di legalità all’attività economica, mentre i camorristi partecipano direttamente ai guadagni, riuscendo, contestualmente, a reimpiegare i proventi derivanti da altre attività delittuose. In definitiva, le riportate attività delittuose hanno permesso al gruppo Dell’Aquila , avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, di accumulare un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare, del tutto incongruente con il modesto profilo reddituale emergente dalle dichiarazioni dei redditi.

Il servizio di Cristina Pantaleoni

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