Investire nel welfare per migliorare la qualità della vita, il mondo delle associazioni spiega perché

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(MeridianaNotizie) Roma, 5 luglio 2013 – Investire nel welfare non significa solo migliorare la qualità della vita delle persone e delle loro famiglie, ma anche favorirewelfare italia l’occupazione. E’ questo il dato che emerge dalla ricerca della rete “Cresce il Welfare, cresce l’Italia”, composta da 40 organizzazioni sociali tra le più rappresentative del nostro Paese che operano nel campo dell’economia sociale, del volontariato e del sindacato. Lo studio, coordinato da Andrea Ciarini dell’Università “La Sapienza” di Roma mette in luce come solo alcuni Paesi europei si siano resi conto che il welfare può essere un volano per la ripresa economica.

In Europa, tra il 2008 e il 2012 (nel pieno della crisi), a fronte di una perdita di occupazione nei comparti manifatturieri di 3 milioni e 123mila unità l’incremento nei servizi di welfare, cura e assistenza è stato pari a 1 milione e 623mila unità (+7,8%). Fra questi l’Italia non c’è: al contrario essa comprime la spesa sociale, delega massicciamente l’assistenza alle famiglie, mantiene limitati e risibili gli sgravi per l’occupazione domestica e di assistenza, favorendo il lavoro sommerso e senza tutele. “Il governo cercherà di mettere in campo politiche sociali non più intese come interventi riparatori, ma soprattutto come servizi e supporti inclusivi, affinché le persone siano davvero artefici e protagoniste della propria esistenza, per fare in modo che le politiche sociali non rappresentino più un costo ma un investimento.” ha spiegato il vice Ministro alle Politiche sociali Maria Cecilia Guerra.

Destinare risorse pubbliche al welfare rappresenta, contrariamente a molti luoghi comuni, un investimento. La Rete “Cresce il Welfare, cresce l’Italia” propone al Governo l’adozione di alcune misure strategiche per il rilancio dell’occupazione, dell’economia e per il sostegno alle famiglie italiane: finanziare adeguatamente i Fondi per il sociale (azzerati per il 2014) anche al fine di estendere e qualificare la rete dei servizi sui territori. Dotarsi di un Piano nazionale per la non autosufficienza e di un Piano di contrasto alla povertà. Aumentare la solvibilità (cioè la capacità di pagare) delle famiglie italiane per l’assunzione di assistenti familiari, ma in un quadro di maggiori e migliori servizi pubblici di assistenza alle persone. Favorire l’emersione del lavoro nero aumentando significativamente gli incentivi fiscali e contributivi. Favorire la qualificazione e la tutela dei lavoratori; investire per il raggiungimento degli obiettivi europei di presa in carico della prima infanzia, in particolare quelli relativi agli asili nido. Raccogliere l’opportunità offerta dalla decisione della Commissione UE che ha concesso all’Italia una maggiore flessibilità di bilancio nel 2014 per investimenti produttivi e per rilanciare la crescita.

Il servizio di Luisa Deiola

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