Egitto, è Golpe. I militari prendono il potere e arrestano Morsi

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(MeridianaNotizie) Roma, 4 luglio 2013 – Mohammed Morsi non è più presidente dell’Egitto, al suo posto i militari hanno affidato il poteri presidenziali ad interim al presidente della Corte costituzionale egiziana, il giudice Adly Mansour.

Dopo una giornata convulsa, che ha tenuto il Paese con il fiato sospeso, la sorte di Morsi – agli arresti domiciliari da metà pomeriggio di ieri, dopo la scadenza dell’ultimatum dei militari – è stata definitivamente segnata con l’annuncio, da parte del ministro della Difesa Abdel Fattahel Siss, di una road map che sospende la costituzione in attesa di nuove elezioni presidenziali. Dopo l’annuncio della road map Piazza Tahrir, stracolma di manifestanti e illuminata dai fuochi d’artificio, è esplosa di gioia. Intanto è salito a 14 morti il bilancio degli scontri notturni tra manifestanti a favore e contro il deposto presidente Mohamed Morsi verificatisi in diverse città del Paese. Ad Alessandria d’Egitto si contano anche 50 feriti.golpe-egitto2

Un percorso che realizza “una vera conciliazione” e rimette in marcia il processo della rivoluzione del 2011, nelle parole di Mohamed el Baradei, portavoce di tutte le opposizioni egiziane. Ma Morsi, nonostante tutto, sembra non mollare. E con un tweet, in serata, “sollecita civili e militari a rispettare la legge e la costituzione e a non accettare il golpe che riporta indietro l’Egitto”. “Sono il presidente eletto”, dice poi in un video registrato, dove invita il popolo a difendere la”legittimità”.

Militari e forze della sicurezza hanno presidiato le redazioni e soprattutto gli accessi agli studios televisivi, dai quali si trasmettono le dirette. Nell’attesa quasi parossistica, le piazze si sono riempite fino all’inverosimile già dal primo pomeriggio, in coincidenza con il count down per la fine dell’ultimatum. Anche le piazze pro Morsi si sono riempite e in tarda serata, ad Alessandria, ci sono stati scontri tra sostenitori e oppositori del capo dello stato. In mattinata si era sparsa la notizia che le forze armate avrebbero diffuso un comunicato alle 16.30 ora locale, la stessa in Italia, esattamente allo scadere dell’ultimatum lanciato 48ore fa a Morsi per ingiungergli di trovare una soluzione condivisa con le forze di opposizione.

Al termine di una giornata drammatica, con le telecamere di tutto il mondo puntate sulle piazze divise del Cairo, Barack Obama rompe il silenzio. E in una lunga nota, senza mai citaregolpe-egitto3 la parola‘golpe’, lancia un forte appello alle Forze Armate. Gli Stati Uniti, sottolinea Obama, sono ‘’profondamente preoccupati per la decisione delle Forze Armate egiziane di rimuovere il presidente Morsi e sospendere la Costituzione egiziana’’. ‘’Faccio ora appello alle forze armate egiziane –afferma in prima persona – affinché agiscano rapidamente e responsabilmente per restituire piena autorità ad un governo civile democraticamente eletto, il più presto possibile,attraverso un processo inclusivo e trasparente”. Obama sa bene che in queste ore in piazza, tra chi ha chiesto la fine del regime dei Fratelli Musulmani c’e’ chi lo attacca per il suo appoggio a Morsi. Proprio agli studenti del Cairo, 4 anni fa, Obama lanciò il suo storico appello al dialogo a tutto l’Islam. E oggi ricorda a tutti gli attori in campo che gli ‘’Stati Uniti non sostengono alcun leader o alcun partito’’. ‘’Il nostro impegno – assicura il presidente – e’ a favore di un processo democratico e al rispetto della legge. Sin dall’inizio degli scontri – osserva Obama – abbiamo chiesto a tutte le parti di lavorare assieme, evitando ogni ricorso alla forza o alla violenza. Noi crediamo – prosegue il presidente Usa – che il futuro dell’Egitto dipenda dalla volontà del suo popolo’’.Detto questo, e’ necessario che la transizione sia rapida e che in nessun modo il rivolgimento popolare di queste ore si trasformi in un vero e proprio colpo di Stato. In gioco non c’e’solo una questione morale, ma anche il futuro dell’alleanza economico-militare tra Stati Uniti e l’Egitto, considerato tradizionalmente dalla Casa Bianca il secondo alleato storico,dopo Israele, di tutta la turbolenta area mediorientale.

Servizio di Diana Romersi

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