Brunetta e Schifani da Napolitano: la grazia anche dopo aver iniziato a scontare la pena

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Nel menù dell’incontro, secondo fonti del Pdl, ci sarebbe stata una possibile commutazione della pena, o un ritocco alla legge Severino-Monti sull’incandidabilità

(MeridianaNotizie) Roma, 6 agosto 2013 – La grazia anche dopo aver iniziato a scontare la pena, è la nuova strada imboccata da Silvio Berlusconi per uscire fuori dall’angolo. Dopo il no di Napolitano alla richiesta di grazia dei giorni successivi, continua il pressing dei sostenitori del Cavaliere sul Colle.schifani_brunetta_colle

«Il capo dello Stato esamina e valuta con attenzione le richieste e gli aspetti delle questioni che gli sono state prospettate». Così il Quirinale descrive il bilancio dell’incontro di due ore tra Giorgio Napolitano e il capigruppo del Pdl, Renato Brunetta e Renato Schifani. Nulla trapela però sul contenuto delle richieste avanzate dai due plenipotenziari di Silvio Berlusconi.

Le preoccupazioni maggiore di Berlusconi, tema molto probabilmente affrontato da Brunetta e Schifani con il Presidente Napolitano, sono le ripercussioni della sentenza della Cassazione che ha condannato in via definitiva il Cavaliere per frode fiscale: la decadenza da senatore e l’incandidabilità alle prossime elezioni. «Il nostro partito rischia di essere decapitato, è in gioco l’agibilità politica e democratica, serve un suo intervento, occorre un atto di clemenza», sarebbe stato il ragionamento fatto dai due capigruppo. E nel menù dell’incontro, secondo fonti del Pdl, ci sarebbe stata una possibile commutazione della pena, o un ritocco alla legge Severino-Monti sull’incandidabilità dei condannati in via definitiva a pene superiori ai due anni. Insomma, la prevista caccia a un salvacondotto per Berlusconi.

Sul Colle, dove in serata è stato ricevuto pure il senatore del Pd Mucchetti, artefice di una proposta di legge su conflitto d’interessi e ineleggibilità, escludono che nel colloquio si sia parlato di un provvedimento di grazia per il Cavaliere. E non confermano che il capo dello Stato, una volta di più, abbia escluso il ricorso alle urne prima che venga modificata l’attuale legge elettorale. Come non trova riscontro che Napolitano sia pronto a controfirmare un decreto nel caso in cui, a settembre, dovesse fallire il tentativo di riformare il Porcellum nonostante la procedura d’urgenza appena decisa. Il Quirinale, a fine giornata, si limita a fornire un particolare in più: «I due capigruppo hanno illustrato al Presidente le loro valutazioni circa le esigenze da soddisfare per un ulteriore consolidamento dell’evoluzione positiva del quadro politico e uno sviluppo della stabilità utile all’azione di governo».

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