Testaccio, “Banglaindia vattene via”: giovane indiana malmenata e insultata da 2 ragazze

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“Mi hanno gridato ‘Banglaindia che vuoi, che cosa guardi?'”, racconta la giovane. Spaventate, le ragazze hanno cercato di allontanarsi ma Maya è stata presa per i capelli e colpita da pugni sul naso e sul labbro.

(MeridianaNotizie) Roma, 11 settembre 2013 – Prima l’hanno insultata per il colore della sua pelle, poi l’hanno rincorsa, afferrata per i capelli e presa a pugni al grido di “Vattene Banglaindia”. A raccontare la serata di paura, nella notte tra sabato e domenica verso le 2 nel quartiere di Testaccio, è Maya (il nome è di fantasia), una 30enne cittadina americana di origine indiana. Per tre giorni è rimasta in stato di choc, con il viso tumefatto dalle percosse, poi si è fatta coraggio e ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine dopo essersi fatta medicare in un ospedale. A Roma da qualche mese per lavoro nel settore della cooperazione, Maya già se la cava bene con la lingua italiana. Sabato notte – ha raccontato – camminava con una amica italiana a Testaccio. In cerca di un taxi per tornare a casa, sono state incuriosite dalla vista di un gruppetto di ragazze e ragazzi che ballavano in strada, e si sono avvicinate. razzismo-testaccio1

È stato allora che due ragazze del gruppo, poco più che ventenni, le si sono scagliate contro. “Mi hanno gridato ‘Banglaindia che vuoi, che cosa guardi?'”, racconta la giovane. Spaventate, le ragazze hanno cercato di allontanarsi ma Maya è stata presa per i capelli e colpita da pugni sul naso e sul labbro. Insieme all’amica, Maya ha chiesto aiuto a un buttafuori e le due sono riuscite a rifugiarsi all’interno del locale. “Pensando fosse tutto finito – continua – dopo qualche decina di minuti siamo uscite ma, appena fuori, altre due ragazze dello stesso gruppo sono corse nuovamente verso di noi, insultandomi e cercando di picchiarmi ancora”. A salvarle, questa volta, è intervenuto l’addetto alla sicurezza del locale. “La ragazza che mi ha colpito sembrava impazzita, forse era ubriaca – racconta Maya, in viso ancora le tracce dell’aggressione – non riuscivo a crederci. Non ho mai avuto problemi in Italia e a Roma. Quel gruppo che ballava in strada mi dava un senso di gioia e libertà. Mai avrei pensato alla violenza per un colore di pelle diverso”.

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