Miyazaki si ritira e regala alla 70esima Mostra del cinema di Venezia il suo ultimo film

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L’ultimo, poetico, commovente film ha fatto discutere prima ancora di arrivare al Lido: al centro c’è il tema – e noi con la storia di Enrico Fermi lo possiamo capire bene – della scienza al servizio della guerra, del coinvolgimento degli scienziati, della tecnica che può avere un cuore ‘cattivo’

(MeridianaNotizie) Roma, 2 settembre 2013 – Hayao Miyazaki, 72 anni, Leone alla carriera, Orso d’oro, premio Oscar (per La città incantata), ha annunciato il suo ritiro. Il presidente dello studio Ghibli Koji Hoshino tiene tra le mani un foglio e avverte la sala al terzo piano del Casinò alla Mostra del cinema di Venezia, mezza vuota per la verità, che sta per fare un annuncio importante, ma nessuno immagina quello che sta per dire. ”Il signor Miyazaki ha deciso di ritirarsi. La prossima settimana a Tokyo terrà una conferenza stampa e lì saranno forniti tutti i dettagli. Non fatemi domande in proposito, non potrò rispondere”, dice Hoshino. E in un attimo la notizia dal Lido fa il giro del mondo. Ecco così che Alberto Barbera si ritrova in concorso l’ultimo film del genio che fa commuovere e stupire dagli anni ’70 con un’animazione moderna ma non freddamente spericolata, con un’anima dentro l’alta tecnologia raggiunta dal linguaggio. Si alza il vento, Kaze Tachinu, è il film che conclude oggi la sua filmografia: titoli cult come Lupin III, Il mio vicino Totoro, Porco rosso, La città incantata, Il castello errante di Howl, Ponyo sulla scogliera. Non meno ricca quella destinata alla tv o ‘indotta’ attraverso lo studio Ghibli, vanto dell’animazione giapponese, dal quale sono usciti Heidi e Anna dai capelli rossi, tanto per citare. miyazaki-venezia1

L’ultimo, poetico, commovente film ha fatto discutere prima ancora di arrivare al Lido: al centro c’è il tema – e noi con la storia di Enrico Fermi lo possiamo capire bene – della scienza al servizio della guerra, del coinvolgimento degli scienziati, della tecnica che può avere un cuore ‘cattivo’. Il protagonista Jiro Horikoshi è un ragazzo che sogna di diventare pilota, ha il culto dell’aeronautica, ma una forte miopia farà indirizzare la sua passione verso l’ingegneria nel solco dell’italiano mito dei primi anni del Novecento, il conte Caproni. In un Giappone stretto dalla miseria e sull’orlo dell’ingresso nella seconda guerra mondiale, Jiro non dorme la notte per lavorare, la sua dedizione al lavoro, la passione per i calcoli e la tecnica lo assorbono completamente. Finché l’amore non entra nella sua vita, quando la ragazzina che aveva salvato con coraggio dal devastante terremoto di Tokyo del 1923 incrocia di nuovo la sua strada. I due si amano moltissimo, ma a separarli sarà la malattia della giovane, la tubercolosi, una delle cause di morte di quegli anni. Mentre Jiro mette a punto giorno e notte l’aereo che diventerà gloria aereonautica giapponese, il caccia Mitsubishi A6M1, la dolce Nakhoto gli stringe la mano. E il giorno della prova del decollo la sposa abbandona la casa per andare a morire in sanatorio. Si alza il vento, è quello della guerra mondiale. La frase del titolo viene da una poesia di Paul Valery ‘Le vent se leve, il faut tenter de vivre’, dobbiamo provare a vivere, che Tatsuo Hori aveva preso come titolo-ispirazione di un racconto. Pur nell’opera di finzione c’è ritratta una generazione giapponese, quella degli anni ’30 che cercò di superare la Grande depressione abbracciando convinta il fascismo.

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