Parolisi condannato a 30 anni in appello

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Parolisi condannato anche in appello a 30 anni di reclusione per l’omicidio della moglie Melania Rea. Evitato l’ergastolo, la difesa intende proseguire in Cassazione, la mamma “giustizia è fatta”.

(MeridianaNotizie) Roma, 1 ottobre 2013 – La Corte d’Appello d’Assise de L’Aquila ha inflitto 30 anni di carcere a Salvatore Parolisi per l’omicidio della moglie, Melania Rea, con 35 coltellate il 18 aprile 2011 nel bosco di Ripe di Civitella. Dopo nove ore di camera di consiglio, la decisione è giunta riconoscendo all’imputato lo sconto di un terzo della pena per aver scelto in primo grado di essere giudicato con rito abbreviato. Diminuita l’aggravante del vilipendio, mentre resta la crudeltà. parolisi

In udienza è intervenuto il legale della famiglia Rea, Mauro Gionni, che ha smontato le repliche difensive della difesa di Parolisi. Sono stati mostrati alla Corte diversi documenti video. Il primo mostra l’imputato che dondola Vittoria, la figlia, con gli stessi abiti indossati quel maledetto 18 aprile. Il secondo non è altro che una “video chat” tra il condannato e una soldatessa con cui egli aveva intrapreso una relazione segreta, durante la quale i due mostravano reciprocamente le parti intime. Il terzo, l’ultimo, del 20 aprile, giorno in cui è stato ritrovato il corpo della sfortunata Melania, in cui è messo in evidenza del sangue raggrumato, che, secondo la difesa, potrebbe aver causato l’insorgere della macchia sullo chalet e quindi dimostrare l’innocenza dell’ex caporalmaggiore. L’accusa, però, ha sottolineato che i poliziotti della scientifica si sono sporcati i guanti con quel sangue raggrumato e che quindi quell’impronta non poteva che avere origine dal misfatto.

L’ho tradita ma le volevo bene, sono innocente”. Questo ha detto Parolisi in una dichiarazione spontanea durante la seconda udienza del processo. Walter Biscotti, uno dei legali dell’imputato, ha dichiarato alla Corte “non era lì (Parolisi), sul luogo dell’omicidio, la ricostruzione del giudice dopo le 14.55 non regge”. Ma i giudici hanno accolto la versione dell’accusa. Per la mamma di Melania, commossa e in lacrime, “giustizia è fatta”, senza dichiarare altro. L’unico a fermarsi con i cronisti è stato il fratello Michele che ha dichiarato “abbiamo creduto nella giustizia, ora è arrivata questa sentenza tanto attesa, Salvatore ha riportato questa ennesima condanna pesante, e sebbene resti sempre una sconfitta per la vita, resta una vittoria per la giustizia”.

La difesa si aspettava una “sentenza più umanapur essendo soddisfatti di aver evitato almeno l’ergastolo. L’avvocato Biscotti ha sottolineato che “i processi finiscono in Cassazione” e che “c’è amarezza perché la pena, anche se di trent’anni, è severa, ma non ci fermeremo”. I giudici sono usciti dalla Corte d’Appello senza rilasciare alcuna dichiarazione, tranne un giudice popolare che ha dichiarato “è stata dura”.

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