I nostri amici a quattro zampe condividono le nostre stesse emozioni

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La statunitense Emory University, attraverso uno studio condotto dal dottor Berns, ha scoperto che i cani provano emozioni come gli esseri umani

(MeridianaNotizie) Roma, 9 ottobre 2013 – Chi possiede un cane non si sorprenderebbe assolutamente di questa notizia. Una ricerca della Emory University, prestigioso ateneo privato statunitense di Atlanta, Georgia, di un gruppo di studiosi diretti da Gregory Berns, professore di neuroeconomia, (autore di un editoriale pubblicato sul New York Times alcuni giorni fa  intitolato “dogs are people, too” – anche i cani sono persone -) ha scoperto che i nostri fedeli amici a quattro zampe riescono a provare le emozioni esattamente come gli esseri umani.10983282_1

Dagli studi svolti emerge che il nucleo caudato dei cani, il ganglio del cervello che negli esseri umani si attiva quando si associano idee legate al piacere, come cibo e amore, funziona come negli umani. L’attività aumenta se il cane è stimolato al pensiero di esperienze piacevoli. Infatti, durante le ricerche, il nucleo caudato dei cani si attivava quando gli studiosi facevano un cenno con la mano, che faceva intendere che ci sarebbe stata una ricompensa in cibo. Risultavano dei cambiamenti anche quando il cane percepiva l’odori degli esseri umani e quando il padrone si avvicinava dopo essersi allontanato dal campo visivo dell’animale.

Lo studio ha avuto la durata di due anni. Protagonista Carrie, un terrier abbandonato, che il dottor Berns ha adottato prelevandolo dal canile. Oltre Carrie, sono stati studiati decine di cani. Questi non sono stati trattati come cavie, bensì come esseri umani, in quanto, hanno chiarito gli studiosi, è stata firmata una liberatoria “simile a quella utilizzata per i minori, firmata dal proprietario del cane, abbiamo sottolineato che la partecipazione era volontaria e che il cane aveva il diritto di abbandonare l’esperimento“. I cani dovevano essere inseriti in un macchinario per la risonanza magnetica. Qui le prime difficoltà, in quanto l’animale doveva stare completamente fermo e l’anestesia avrebbe impedito l’osservazione del cervello in attività. Per questo motivo gli scienziati hanno sfruttato il metodo del training positivo (un tipo di allenamento che consiste nel premiare l’animale quando svolge bene un compito, generalmente con del cibo)”Nessuna anestesia – hanno precisato – nessuna forzatura e se il cane non voleva entrare nella macchina della risonanza magnetica, era libero di non farlo, così come possono farlo gli esseri umani“.

Il dottor Berns ha compiuto questa ricerca non per dimostrare quanto i cani ci amino, ma per capire ancor meglio il loro mondo e le loro emozioni. “La capacità di provare emozioni – ha concluso il dottore – come l’amore e l’affetto, potrebbe significare che i cani hanno un livello di consapevolezza di sé comparabile a quello dei bambini e questa capacità suggerisce che dobbiamo riconsiderare il modo in cui trattiamo i cani“. Lo studio della mente dei nostri amici “fornisce anche uno specchio privilegiato attraverso il quale osservare la mente umana; dato che sono stati gli esseri umani a “creare” i cani, attraverso l’addomesticamento, la mente canina riflette il modo in cui noi vediamo noi stessi attraverso gli occhi, le orecchie e i nasi di un’altra specie“.

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