Lapo Elkann confessa: da piccolo ho subito abusi sessuali in collegio

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Oggi Lapo ha deciso di aiutare chi si trova nelle sue condizioni, persone che hanno subito traumi e bambini che non riescono a superare gli choc delle violenze. “Ho dovuto fare un enorme lavoro su me stesso, anche vedere cose che non avevo voglia di vedere.”

(MeridianaNotizie)  Roma, 18 ottobre 2013 –  «Dai 13 anni, in collegio, ho vissuto cose brutte. Parlo di abusi fisici. Sessuali. Non ne ho mai parlato perché voglio che questa storia serva a qualcuno. Sto pensando a una fondazione». Sono queste le parole choc di Lapo Elkann che ha deciso di raccontarsi a 360 gradi sulle pagine del Fatto Quotidiano. Lapo racconta una realtà violenta fatta di abusi fisici, subiti e visti, violenze che non tutti sono riusciti a superare: «Il mio migliore amico, che era in collegio con me per quasi 10 anni e ha vissuto quello che ho vissuto io, si è ammazzato un anno e mezzo fa», aggiunge. Alessandro Del Piero e Italia Independent - Conferenza Stampa ADP10 Occhiali

Oggi Lapo ha deciso di aiutare chi si trova nelle sue condizioni, persone che hanno subito traumi e bambini che non riescono a superare gli choc delle violenze. «Ho dovuto fare un enorme lavoro su me stesso, anche vedere cose che non avevo voglia di vedere. Non nasconderle più. Non nascondermi. Ho dovuto essere sincero con me stesso e con gli altri. Anche perché – aggiunge – quando si ammazza il tuo miglior amico ti metti in discussione. Ti fai delle domande. Avrei potuto fare qualcosa? Stargli più vicino? Me lo sono chiesto anche quando è morto mio zio Edoardo».

 Parte dell’intervista è dedicata all’attuale situazione italiana: «Berlusconi non mi sta affatto sulle palle, pur non essendo un mio amico. Non partecipo al tiro al bersaglio. Qui da sempre prima si fa un applauso, poi si prepara il plotone di esecuzione. Troppo comodo». Commenti positivi invece per Renzi: «Mi pare uno che si comporta nello stesso modo che abbia davanti un cameriere o il presidente della Repubblica. Un atteggiamento che mi piace. Troppo facile giocare a fare il duro con chi lavora per te, meno semplice farlo con chi ha più capacità, intelligenza o palle di te».

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