Guerra civile in Siria, Assad è pronto a ricandidarsi: scoppia la polemica

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Il presidente in carica dal 2000 è pronto a presentarsi alle elezioni del 2014 per un nuovo mandato: lo ha affermato in un’intervista bashar concessa alla rete televisiva libanese al-Mayadin

(MeridianaNotizie) Roma, 22 ottobre 2013 – Bashar al Assad non molla, testardo, come lo è da 13 anni a questa parte, vuole mantenere la presidenza della martoriata Siria. Il presidente in carica dal 2000 è pronto a presentarsi alle elezioni del 2014 per un nuovo mandato: lo ha affermato in un’intervista concessa alla rete televisiva libanese al-Mayadin. “Non c’è ancora una data certa per la conferenza di pace di Ginevra 2, non si conosce chi vi prenderà parte e se le forze che vi parteciperanno rappresenteranno realmente i siriani”, ha detto Assad. Parole che suscitano subito la reazione del capo dell’opposizione siriana Ahmad Jarba che ha fatto sapere che non andrà alla conferenza di pace Ginevra 2 a meno che l’obiettivo dei colloqui non sia che il presidente Assad lasci il potere. “Se andassimo a Ginevra” –  dice Jarba – “la Coalizione rischierebbe di perdere credibilità se alla fine non ottenesse quello che è l’obiettivo finale della rivolta giunta al 31esimo mese, costata oltre 110.000 morti”.

L’idea della ricandidatura di Assad ha fatto mandare su tutte le furie non solo i siriani ma anche i lontani statunitensi. “La ripresentazione di Assad sulla scena politica non farebbe che prolungare la guerra civile in Siria”, tuona il segretario di Stato americano John Kerry. “Se pensa di risolvere i problemi correndo per una rielezione, gli dico che questa guerra prosegue proprio perchè lui è in quel posto”, ha detto Kerry all’ incontro con una delegazione della lega Araba a Parigi.  Assad “ha bombardato gli abitanti del suo Paese, come può quest’uomo rivendicare legittimamente il diritto alla presidenza per il futuro? Siamo concentrati sull’aiuto da dare all’opposizione moderata. Continueremo perché pensiamo che si debba andare ai negoziati”, ha proseguito Kerry.

“La data di Ginevra 2 è già data per acquisita al 23-24 novembre, ma non è scontato, perché c’è ancora molto da fare. A Ginevra di devono aprire spazi umanitari, perché arrivano informazioni estremamente preoccupanti sulla situazione all’interno del paese. Un obiettivo è quello di stabilire “corridoi umanitari” che permettano di portare soccorso a chi ancora non ha lasciato il paese, dove – come segnalato dalla rappresentane per la politica estera europea, Catherine Ashton – si comincia a fare la fame e ci sono “casi di denutrizione””. Così Emma Bonino raffredda il già tiepido entusiasmo per la conferenza. Le diplomazie occidentali e arabe sono intanto al lavoro per preparare la Conferenza, che però è messa in dubbio dalla frammentazione dell’opposizione siriana. In programma c’è la riunione degli ‘Amici della Siria’ a Londra, dove il segretario di Stato americano e il padrone di casa, William Hague, con gli altri rappresentanti del ‘gruppo degli 11’ più il ministro degli Esteri turco, cercheranno di convincere i rappresentanti della Coalizione Nazionale. Ma è proprio nello scontro tra paesi arabi, ed in particolare tra Arabia Saudita e Qatar, la “radice del problema”, come fanno osservare le fonti. Tanto che, aggiungono, “è difficile immaginare che la Siria possa restare territorialmente unita”. Non solo unita ma anche “esistente”.

di Luisa Deiola

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