Il Campidoglio spera in 500 milioni grazie al decreto “salvaRoma”

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Il decreto “SalvaRoma” fa sperare il Comune. Nelle casse dell’amministrazione potrebbero giungere 500 milioni di euro.

(MeridianaNotizie) Roma, 3 ottobre 2013 – “SalvaRoma” non è altro che un appellativo dato da molti addetti ai lavori al decreto. Si tratta di alcuni emendamenti alla legge di stabilità che il Governo deve approvare entro il 15 ottobre, che permetterà al Comune di Roma di incassare una cifra compresa tra i 400 e i 500 milioni di euro.decreto

Ieri il sindaco Marino ha incontrato il Ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi e il commissario straordinario del debito Massimo Verrazzani. Molto difficile intervenire sulle aliquote Irpef e Imu, mentre saranno sbloccati 140 milioni del fondo del trasporto pubblico locale. Prepensionamento di dipendenti, tra 3 e 4 mila, incremento di Cosap (la tassa imposta per l’occupazione del suolo pubblico) e tassa di soggiorno per hotel a 4 e 5 stelle. Queste le novità e gli obiettivi dell’amministrazione romana. Il sindaco sembrava essere sorridente e soddisfatto, dopo essere stato in Senato, Ministero dell’Economia e Finanza, aver dialogato telefonicamente con il sottosegretario Legnini. con il Ministro Delrio e l’incontro con Patroni Griffi. Questa sera incontrerà parlamentari di tutti gli schieramenti.

Lo scoglio da superare, affinché venga approvato questo decreto molto importante per Roma, che soffre di un debito pari a 816 milioni di euro, è rappresentato dal riconoscimento del ruolo di Roma Capitale. “Non c’è la definizione del rimborso dei costi che ricadono su Roma per il fatto che ospita la Capitale – spiega Marco Causi, ex assessore al Bilancio e attualmente parlamentare del PD. Roma deve affrontare, come ha già fatto in passato, manifestazioni ed eventi di livello nazionale. Ha bisogno di risorse perché certi servizi non può omettere di garantire. I fondi richiesti potrebbero aiutare notevolmente, coprendo l’enorme buco finanziario romano. “Ci sono servizi che il Comune non può sospendere, commetterebbe un reato – sottolinea il vicesindaco Luigi Nieri – ma Roma non ha il riconoscimento minimo che spetta a una Capitale“.

In questi giorni il sindaco Marino aveva dichiarato ai giornalisti che se il Governo non avesse aiutato Roma, la Capitale sarebbe andata in bancarotta. I colloqui di ieri e il fatto che non sia caduto il Governo Letta, il che avrebbe costretto l’amministrazione a ricominciare da zero i lavori con le istituzioni statali, hanno rasserenato Marino, che in questi giorni cercherà di coinvolgere parlamentari del M5S e del centrodestra. Nella prossima giunta potrebbe essere deliberata la cessione degli immobili del Comune, che dovrebbe fruttare circa 200 milioni.

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