VIDEO > Il nobel per la pace di Aung San Suu Kyi cittadina onoraria di Roma Capitale

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«Quando mi dicono che sono molto coraggiosa e che ho realizzato grandi cose, in realtà io rispondo che ho fatto solo quello in cui credo – dice – Non ho fatto sacrifici, ho fatto delle scelte».

(MeridianaNotizie) Roma, 28 ottobre 2013 – Un sorriso semplice ma d’impatto, i capelli raccolti e un kimono bianco. Si presenta cosi Aung San Suu Kyi, nobel per la pace nel 1991, alla cerimonia che l’ha resa ufficialmente cittadina onoraria di Roma.

La politica birmana è attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani nel suo paese, oppresso da una rigida dittatura militare e si è imposta leader del movimento non-violento, è considerata a livello mondiale un ‘esempio di lotta pacifica. «Quando mi dicono che sono molto coraggiosa e che ho realizzato grandi cose, in realtà io rispondo che ho fatto solo quello in cui credo – dice – Non ho fatto sacrifici, ho fatto delle scelte».  nobel-pace-roma2

Si rivolge al sindaco Ignazio Marino, al Ministro Emma Bonino, a Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Sorride a Roberto Baggio che finalmente la incontra dopo tanti anni; si rivolge ai giornalisti, agli studenti dei Licei Enzo Rossi e Augusto di Roma e ai coetanei palestinesi e israeliani.

“Sono trascorsi 19 anni. Un tempo immenso, che però non sbiadisce la nostra felicità nel conferire questo riconoscimento ad una donna oggi libera, ma da sempre simbolo della libertà e dell’uguaglianza. Ad una leader che, dopo tanti anni di conflitti e di sofferenze, a rischio della propria vita, ha sempre parlato ai suoi oppressori e al mondo intero con parole ferme, ma mai violente. – ha dichiarato il sindaco Marino conferendole la cittadinanza onoraria. Per rendere testimonianza ad una donna – continua Marino –  che si è distinta e si è imposta al mondo con il linguaggio della pace e dei diritti”.

Ma è Roberto Baggio il più emozionato. Lui che il 20 dicembre 2007 ritirò per lei il Premio Roma per la Pace, assegnatole dalla giunta guidata da Veltroni, parla con la voce un po’ tremante: «Finalmente possiamo guardarci negli occhi, dopo sei anni. Le tue battaglie in favore della libertà hanno cambiato il destino del tuo popolo e anche la nostra vita di tutti i giorni. È la tua passione che ci coinvolge. Grazie».

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