Arrestato in un hotel della Capitale pericoloso latitante venezuelano vicino alla ‘ndrangheta

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Si faceva chiamare “Il Chimico” il pericoloso latitante venezuelano vicino alla ‘ndrangheta arrestato in un hotel della Capitale. Ai finanzieri che lo hanno trovato aveva detto che stava a Roma per ampliare gli affari della sua azienda nel settore dell’edilizia.

(MeridianaNotizie) Roma, 2 novembre 2013 – Era ricercato dal luglio 2011, SALAZAR CERMENO Edmundo Josè, nato a El Tigre (Venezuela) il 20.01.1970, molto vicino alle potenti e note cosche di ‘ndrangheta “AQUINO” – “COLUCCIO”, arrestatoOLYMPUS DIGITAL CAMERA dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma in un hotel nella zona Flaminia.

In particolare, nell’ambito delle ormai quotidiane attività di monitoraggio, tese a verificare la presenza di elementi, anche di spicco, di consorterie criminali sulla piazza capitolina, le Fiamme Gialle del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, dopo complesse attività sul territorio e sfruttando sia la conoscenza degli ambienti criminali cittadini che, soprattutto, la specificità delle proiezioni operative del G.O.A. (Gruppo Operativo Antidroga), hanno individuato il ricercato SALAZAR Edmundo, alias “MUNDO” o “IL CHIMICO”, sfuggito all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di sostanze stupefacenti emessa, in data 06.07.2011, dal Tribunale Ordinario di Reggio Calabria, Ufficio GIP, a firma del Dott. Domenico Santoro.

In tale contesto, nell’ambito della nota operazione denominata “CRIMINE 3”, venne fatta luce su una complessa struttura criminale transnazionale, dedita al traffico di cocaina, metamfetamine e cannabis tra il Sud America, il Nord America e l’Europa, documentando le proiezioni statunitensi della cosca “AQUINO-COLUCCIO” – egemone nel territorio di Marina di Gioiosa Ionica (RC) – che, attraverso una componente radicata a New York (Usa), si riforniva di narcotico dal Cartello del Golfo e dalle squadre di mercenari paramilitari dette “Los Zetas”, egemoni in Messico.

SALAZAR CERMENO Edmundo JosèL’intervento dei militari del Nucleo di Polizia Tributaria ha posto fine alla lunga latitanza del SALAZAR che cercava di giustificare la sua presenza a Roma con la volontà di ampliare i propri business commerciali in Italia, essendo titolare in Venezuela di una ditta attiva nel settore dell’edilizia. Il SALAZAR non ha però considerato che, ormai da tempo, su precise direttive della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, sono in corso capillari controlli su tutto il territorio della Capitale, tesi ad evidenziare la presenza di qualificati soggetti, legati ad ambienti di criminalità organizzata. A tal proposito, l’inverosimile versione fornita dal SALAZAR, è apparsa ai Finanzieri del G.I.C.O., sin da subito, assolutamente illogica e incongruente rispetto, peraltro, alle già evidenti e note difficoltà del settore.

L’odierna operazione conferma il ruolo centrale della Capitale non solo quale luogo di “ricovero” di latitanti, rispetto alla possibilità di facilmente mimetizzarsi, attese le dimensioni della grande metropoli, ma anche quale piazza privilegiata, su cui reinvestire gli enormi capitali illecitamente acquisiti, soprattutto attraverso grandi operazioni di narcotraffico internazionale. Il latitante è stato portato a “Regina Coeli”, a disposizione delle Autorità Giudiziarie di Roma e di Reggio Calabria.

La Redazione

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