Baby prostitute si raccontano ai pm: “i clienti sapevano la nostra età, lo facevamo per la droga e i vestiti”

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“Io ho 14 anni, ma quando sono truccata dimostro di più”, ha detto ai magistrati della procura di Roma, che l’hanno sentita alla presenza di una baby-prostitute1 psicologa, la più giovane delle due adolescenti

(MeridianaNotizie) Roma, 7 novembre 2013 – Avevano 15 anni ma ne dimostravano di più, o volevano dimostrarne di più. Bastava un po’ di trucco, una gonna corta, anzi cortissima per trasformarsi in donne provocanti, a disposizione di ogni desiderio maschile.  Volevano comprarsi droga, abiti griffati e altri oggetti costosi, vivere nel lusso.  Questo avrebbe spinto alla prostituzione  le due ragazzine romane di 14 e 15 anni la cui storia é emersa nei giorni scorsi con l’arresto di cinque adulti che le sfruttavano e la denuncia di numerosi clienti. “Io ho 14 anni, ma quando sono truccata dimostro di più”, ha detto ai magistrati della procura di Roma, che l’hanno sentita alla presenza di una psicologa, la più giovane delle due adolescenti. “Siamo esigenti, vogliamo molte cose: vestiti, macchine, benessere” ha detto la ragazzina. Nessun dubbio sul fatto che i clienti sapessero che erano minorenni. “E’ capitato che alcuni, dopo averci visto, abbiano comunque avuto il rapporto sessuale”.

“Tutto é cominciato guardando quel sito di annunci“, hanno raccontato le due studentesse di liceo, amiche del cuore fin dalle medie. La ragazzina più grande, che ha appena 15 anni, ha raccontato di “quell’uomo alto, moro, con tatuaggi, di 28 anni circa” (uno degli arrestati) che l’avrebbe ricattata dopo un rapporto sessuale chiedendo 1500 euro per non diffondere un video hard. “Questo signore mi ha anche detto che mia madre gli aveva dato l’incarico di vedere cosa facevo”, aggiunge. Come se non bastasse nella vicenda rientra pure la cocaina oltre al sesso a pagamento:  “E’ vero che ho offerto la droga (alla mia amica) altre volte, lei mi assillava perché la voleva”, ha detto a verbale la maggiore delle due adolescenti.

In questa vicenda triste e squallida anche le famiglie hanno un ruolo importante: entrambe le ragazze provengono da realtà in cui i padri sono quasi del tutto assenti. Le madri invece hanno avuto comportamenti ambigui e diversi. La madre della più grande era consapevole dell’attività della ragazza; l’ altra invece ha denunciato ai carabinieri lo strano comportamento della figlia, che disponeva di troppo denaro e stava spesso fuori casa. Ma secondo una delle ragazzine “anche lei sapeva, o aveva intuito qualcosa”. Ora invece sono queste ragazzine a sapere davvero troppo: sulla vita, sullo squallore e sulla bassezza umana.

Luisa Deiola

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