VIDEO > ‘Ndrangheta, Operazione Erinni: 20 persone in manette tra Calabria e Lazio

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L’Operazione Erinni sgomina una “locale” di ‘ndrangheta a Oppido Mamertina in provincia di Reggio Calabria

(MeridianaNotizie) Roma, 26 novembre 2013 – Fermate 20 persone nell’ambito dell’operazione “Erinni” che abbraccia diverse regione Lazio, Marche, Sicilia e Calabria e coinvolge oltre 300 carabinieri. I reati contestati sono: associazione di tipo mafioso, concorso in omicidio, concorso in omicidio, concorso in detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti,  concorso in detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco anche da guerra e clandestine.

L’Operazione Erinni. L’odierna operazione è il risultato di un’articolata attività d’indagine condotta dal Comando Provinciale di Reggio Calabria, svolta sotto le direttive ed il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, in cui sono confluite le risultanze investigative dei seguenti procedimenti relativi all’omicidio di Bonarrigo Domenico, Raccosta Vincenzo, Ferraro Vincenzo; alla scomparsa di Raccosta Francesco e Putrino Carmine; al favoreggiamento della latitanza di Polimeni Domenico. operazione-erinni1

Le indagini, avviate nel mese di dicembre 2011 nell’ambito delle ricerche del latitante Domenico Polimeni, si sono sviluppate a seguito degli omicidi susseguitisi nel territorio di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria nel 2012. L’analisi dei singoli omicidi e della realtà criminale di Oppido Mamertina ha evidenziato l’esistenza di una “locale” di ‘ndrangheta, di cui fanno parte le cosche dei Mazzagatti, Polimeni, Bonarrigo, Ferraro e Raccosta. A capo della locale è stato identificato Rocco Mazzagatti, deputato a conferire cariche e a decretare nuovi ingressi nella ‘ndrangheta. Le indagini hanno anche evidenziato  che la “locale” operava sul territorio – con propaggini oltre i confini provinciali e regionali – per imporre la propria egemonia con “metodo mafioso”.

Gli investimenti della “locale”. Accanto ad un nitido ed incontrastato dominio nel territorio di Oppido Mamertina, attuato secondo i tipici metodi della ‘ndrangheta, è emerso il quadro di una “locale” molto proiettata agli investimenti e con tendenza a progetti economici fuori provincia, resi possibili grazie anche all’azione del “capo della locale”, Rocco Mazzagatti che, trasferendo la propria residenza nella provincia di Catanzaro, aveva dislocato uomini e mezzi anche su quel territorio. Gli affari erano sti estesi anche nel Lazio grazie al supporto di Scarfone  Domenico, referente per gli investimenti dell’organizzazione criminale su Roma, dove poteva contare su amicizie con avvocati e soggetti gravitanti nell’orbita delle aste giudiziarie e delle procedure fallimentari.

Le convergenze con altre indagini sul fenomeno unitario della ‘ndrangheta. Il materiale probatorio acquisito nel corso dell’attività di indagine si combina sia con quanto accertato nell’ambito dell’operazione Crimine, sia con quanto emerso nell’ambito dell’operazione Infinito. Le convergenze delle indagini hanno permesso di ricostruire uno dei più gravi delitti di ‘ndrangheta commessi in Lombardia negli ultimi anni, l’omicidio di Carmelo Novella.

Gli omicidi. Tra marzo e maggio 2012 a Oppido Mamertina venivano perpetrati cinque omicidi ( Bonarrigo Domenico, Ferraro Vincenzo, Raccosta Vincenzo, Raccosta Francesco e Putrino Carmine), che hanno coinvolto entrambe le fazioni storicamente operanti in quel centro. Non era una vera e propria faida, ma una fibrillazione registrata all’interno della locale di Oppido Mamertina da parte di una cosca, quella Ferraro-Raccosta, immediatamente sopita da parte del gruppo ‘ndranghetista egemone, quello facente capo ai Mazzagatti, intenzionato a non abdicare il proprio maggiore potere mafioso conquistato negli anni della guerra.

Pericolo di fuga. La scelta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria di disporre il fermo degli indagati è stata dettata dall’acquisizione di elementi specifici sulla possibile pericolo di fuga, essendo state captate diverse conversazioni dalle quali è emerso che gli indagati sapevano dell’esistenza di un’attività di indagine a loro carico e avevano la possibilità di procurarsi continue informazioni sullo stato dell’indagine e sull’eventuale emissione di provvedimenti restrittivi.

Sequestri per 70 milioni di euro. I Carabinieri di Reggio Calabria, in collaborazione con quelli di Roma e Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di 14 imprese, 88 immobili, 12 beni mobili e 144 Rapporti Bancari e Prodotti Finanziari, per un valore complessivo di circa 70 milioni di euro.

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