Berlusconi: “i miei figli come gli ebrei sotto Hitler”. La Comunità ebraica insorge

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La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso che l’aula del Senato dovrà pronunciarsi il prossimo 27 novembre sulla questione della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

(MeridianaNotizie) Roma, 6 novembre 2013 – “Sono italiano al 100 per cento. In Italia ho le mie radici. In Italia sono diventato quello che sono. Ho fatto qui l’imprenditore, l’uomo di sport, il leader politico. Questo è il mio paese,il paese che amo, il paese in cui ho tutto: la mia famiglia, i miei amici, le aziende, la mia casa, e dove ho avuto successo come studente, come imprenditore, come uomo di sport e come uomo di Stato. Non prendo neppure in considerazione la possibilità di lasciare l’Italia”. Così Silvio Berlusconi in un passaggio del prossimo libro di Bruno Vespa. “I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso”, risponde il Cavaliere alla domanda se sia vero che i figli gli hanno chiesto di vendere e di andare via.  berlusca2

“Il primo sentimento è stato di non volerci credere, che fosse impossibile che capitasse a me tutto questo, e da lì il rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi, perché tutte sarebbero comunque ingiuste. Sono stato assalito da una profonda indignazione, che da allora non mi ha lasciato mai. Ho molto pensato a quanto soffrirebbero mio padre e mia madre se fossero qui. E mi sono chiesto come avrebbero voluto che mi comportassi. Credo con la stessa dignità che mi hanno sempre insegnato”, risponde infine Berlusconi alla domanda se è vero che la sua tentazione sarebbe stata di farsi rinchiudere agli arresti domiciliari pur di non chiedere niente a nessuno e sottolineare quanto sia ingiusta la sua condanna. Intanto ieri la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso che l’aula del Senato dovrà pronunciarsi il prossimo 27 novembre sulla questione della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

“L’Italia repubblicana è un paese democratico. La Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e commettevano i più gravi delitti contro l’umanità. Contro gli ebrei i nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di morti. Ogni paragone con le vicende della famiglia Berlusconi è quindi non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa”. E’ quanto scrive in una nota il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna. “Siamo sdegnati di fronte alle parole dell’ex premier Silvio Berlusconi. Riteniamo il paragone fatto col popolo ebraico sotto le persecuzioni di Hitler, il cui progetto era lo sterminio, assolutamente fuori luogo”. Lo dichiara in una nota il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, che aggiunge: “confidiamo in una sua pronta rettifica”. “Non e’ la prima volta – continua Pacifici – che volti noti della politica italiana banalizzano la storia del nazismo e della Shoah. E’ arrivato il momento di capire che su questo tema, su Hitler e la persecuzione nazista nei confronti degli ebrei, non esistono paragoni”.

Il servizio di Mariacristina Massaro

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