VIDEO > Il 27% della forza lavoro medica cresce nel Lazio, dal Cnr investire su ricerca per uscire dalla crisi

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Il Lazio conta – spiega Zingaretti – “almeno 24 grandi imprese che investono sull’industria farmaceutica, 8 università che fanno ricerca, 13 tra enti e organismi di ricerca pubblici, tre enti europei, 10 centri di ricerca privati ed il 46% delle cliniche e dei policlinici universitari italiani”

(MeridianaNotizie)Roma, 26 novembre 2013 – “Il Lazio è una regione ferita e umiliata ma che, allo stesso tempo, vuole combattere e aggredire i nodi strutturali in silenzio, bioeconomyaffrontando i limiti di una situazione che abbiamo ereditato ed investire sulla costruzione di un nuovo modello di sviluppo che sia una speranza per nuove generazioni. Ma vorremmo contemporaneamente guardare un po’ più all’orizzonte, e questo, nel Lazio, vuol dire individuare nella ricerca, nella forza produttiva dell’industria farmaceutica o ad alto contenuto tecnologico, uno dei possibili e credibili pilastri per rimanere competitivi nei processi di globalizzazione della nostra economia”.

Cosi il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, intervenendo al meeting internazionale dal titolo “Bioeconomy Rome 2013“, organizzato presso l’Accademia dei Lincei dal Cnccs, il consorzio pubblico-privato creato nel novembre 2010 dal Cnr, l’Istituto superiore di sanità e l’Irbm Science Park. L’operato del consorzio risponde ad una necessità importante della ricerca biomedica: la traslazione delle scoperte provenienti dalla ricerca di base in nuovi potenziali trattamenti terapeutici.

 E cosi puntare sulla ricerca, per Zingaretti, significa sfruttare il grande patrimonio di saperi che caratterizza la nostra regione. Il Lazio conta infatti: “almeno 24 grandi imprese che investono sull’industria farmaceutica, 8 università che fanno ricerca, 13 tra enti e organismi di ricerca pubblici, tre enti europei, 10 centri di ricerca privati ed il 46% delle cliniche e dei policlinici universitari italiani. Non a caso qui si forma il 25-27% della forza lavoro in medicina che si produce in Italia. Per fare in modo che il Lazio contribuisca ad una possibile ripresa del nostro sistema paese, dobbiamo partire su alcuni asset, come il tema della ricerca e su questi investire ed individuarne la priorità”.

“L’Italia, purtroppo – ha aggiunto Zingaretti – vive in una dimensione virtuale delle chiacchiere e delle polemiche, che troppo spesso ha il sopravvento sulla dimensione reale della vita, dei problemi che è molto più difficile e complessa, ma anche più utile”. Di fronte ad una “astrazione delle classi dirigenti di fronte alla crisi”, il presidente della Regione ha elencato alla platea del convegno “le scelte radicali che il Lazio sta tentando di fare per cercare di offrire al mondo straordinario della scienza e della ricerca dei partner e degli interlocutori credibili“: Presenteremo entro Natale il nuovo patto per lo sviluppo, non a caso coinvolgendo anche la rete delle università, che dovrà definire le linee guida per i prossimi dieci anni su come quella filiera che manca, la ricerca, possa diventare pilastro del lavoro che indirizzi le politiche del presente e del futuro sul nostro territorio. Presenteremo a gennaio il piano regionale per l’internazionalizzazione e metteremo in campo una serie di sfide dell’innovazione che devono vedere, in modo trasversale, il mondo dell’università e della ricerca protagoniste. Penso all’agenda verde o all’agenda digitale. Infine, stiamo recuperando tantissime risorse che rischiavano di essere perse, reinvestendole proprio sul tema della ricerca. IL bando per la ricerca che sta uscendo prevede un recupero di risorse per oltre 15 milioni di euro e un nuovo bando, che presenteremo nei prossimi giorni, a sostegno di start up di nuove imprese creative, avrà l’obiettivo di avvicinare i luoghi della ricerca e della scienza e costruire una politica delle start up che purtroppo nel Lazio ancora non esiste”. Zingaretti ha concluso il suo intervento affermando che la prossima “grandissima sfida” che la Regione dovrà affrontare riguarda “la nuova programmazione 2014-2020, ma non esiste livello di governo che tiene se non è cosciente dei propri limiti e non si affida alla società per realizzare gli obiettivi. E’ molto difficile, ma sono ottimista”.

Il servizio di Cristina Pantaleoni

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