VIDEO > Patto antifurbetti tra Regione, Gdf e Atenei per stanare gli studenti falsi poveri: il 62% le posizioni irregolari

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Chi sarà “pizzicato” dovrà restituire i benefici indebitamente incamerati e, ove ne ricorrano i presupposti, verrà segnalato all’autorità giudiziaria per gli eventuali profili penali

(MeridianaNotizie) Roma, 28 novembre 2013 – Un patto “anti-furbetti” tra Regione Lazio, le Università La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre e Guardia di finanza di Roma. Nel mirino le autocertificazioni rese dagli studenti per beneficiare di sovvenzioni come borse di studio, esenzioni universitarie, alloggi, buoni pasto, agevolazioni nei trasporti. Nel 2012, a fronte di 848 controlli, 521 sono risultati irregolari. Nel 2013 la percentuale degli irregolari si attesta sul 63% delle posizioni verificate. Tra i “fuoriclasse” della bugia una studentessa con padre proprietario di una Ferrari e immobili di valore, che ha autocertificato un reddito annuo di 19 mila euro o la studentessa di Roma Tre che si è dimenticata di dichiarare redditi per oltre 70 mila euro. E ancora, la studentessa “smemorata” di Tor Vergata che ha dichiarato redditi per 14.313 euro scordandosi di possedere un patrimonio di oltre 600 mila euro. furbetti2

Così, istituzioni, università e Gdf hanno deciso di mettersi in rete, collegare energie, professionalità, informazioni e banche dati nel comune impegno a “snidare” gli studenti benestanti mascherati da poveri che dichiarano il falso a scapito dei veri poveri, delle casse regionali e universitarie.  I controlli, concentrati sulle posizioni anomale caratterizzate da indici di pericolosità, riguardano l’effettiva situazione reddituale e patrimoniale del nucleo familiare di ciascuno studente selezionato. Chi sarà “pizzicato” dovrà restituire i benefici indebitamente incamerati e, ove ne ricorrano i presupposti, verrà segnalato all’autorità giudiziaria per gli eventuali profili penali. La strategia è chiara: unire le forze per perseguire più efficacemente obiettivi di equità sociale, assicurando una giusta redistribuzione di risorse pubbliche, tutelando le reali fasce deboli.

Il ritratto che emerge dall’analisi dei dati è significativo: l’83,7 % dei 196.000 studenti iscritti risulta aver presentato la dichiarazione ISEE; di questi circa il 16 % è stato inserito nelle prime tre fasce dell’Università La Sapienza. Il 27 % è stato collocato nelle prime tre fasce delle Università Tor Vergata e Roma Tre. Le maggiori richieste di sovvenzioni riguardano borse di studio, posti letto o contributi integrativi. La percentuale aumenta al 90% se si circoscrive l’analisi ai soli studenti stranieri, circa 7.000, il 15% dei quali risulta aver autocertificato redditi inferiori a 1.000 euro. Specifiche richieste di mutua assistenza finalizzate a riscontrare la veridicità di quanto dichiarato, sono state inoltrate alle competenti amministrazioni dei Paesi di origine. Contestualmente ai controlli, verrà avviata una campagna di informazione e prevenzione per evitare che le risorse pubbliche finiscano nelle tasche sbagliate e al fine di garantire l’equità sociale quale strumento per attuare i valori Costituzionali dell’uguaglianza dei cittadini e dei diritti inviolabili dell’uomo come singolo e nelle formazioni sociali.

Il servizio di Mariacristina Massaro

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