La Sapienza, un’unità tutta per il figlio del rettore Frati, 5 persone a rischio processo

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Il figlio del rettore dell’università La Sapienza insieme ad altre quatto persone rischiano di finire sotto processo per aver creato un’unità programmatica autonoma rispetto a cardiochirurgia

(MeridianaNotizie) Roma, 2 dicembre 2013 – Cinque persone, tra cui Frati padre e figlio, rischiano di finire sotto processo per concorso in abuso d’ufficio e omissione in atti d’ufficio. Avrebbero creato un’unità programmatica autonoma rispetto a cardiochirurgia mettendovi alla direzione Giacomo Frati, figlio del rettore dell’università La Sapienza. frati

Il pm Alberto Pioletti ha infatti chiuso l’inchiesta nei loro confronti, atto questo che di norma prelude ad una richiesta di rinvio a giudizio. I fatti sono avvenuti tra l’aprile e il maggio 2011, quando, secondo la ricostruzione dell’accusa i due Frati, nonché l’allora commissario straordinario dell’Umberto I, Antonio Capparelli e l’ex direttore sanitario Francesco Vaia, avrebbero commesso l’abuso d’ufficio adoperandosi perchè “a seguito della delibera (218/2013) che aveva istituito all’interno dell’unità operativa complessa cardiochirurgia la unità operativa semplice ‘tecnologie cellulari molecolari applicate alle malattie cardiovascolari’ – si legge nel capo d’imputazione – venisse adottata la delibera (293/2011) a firma del commissario straordinario Capparelli e del direttore sanitario di presidio Vaia, ma di fatto voluta dal rettore Luigi Frati per favorire il figlio Giacomo con la quale delibera detta Uos veniva trasformata nella unità programmatica ‘tecnologie cellulari-molecolari applicate alle malattie cardiovascolari’ autonoma dalla Uoc cardiochirurgia. Delibera che veniva adotta in carenza di qualsiasi parere o preventiva approvazione della Regione Lazio e pertanto in violazione di norme di legge o regolamento”.

Con tale delibera sarebbe stato procurato un vantaggio a Giacomo Frati, non solo dispensandolo dal servizio assistenziale e di guardina presso la Uoc di cardiochirurgia, ma anche attribuendogli la direzione di un’unità programmatica autonoma con propri posti letto e personale. A rischio processo anche Floriana Rosata per omissione in atti d’ufficio, perchè “in qualità di dirigente dell’area risorse umane e formazione della Regione Lazio, ometteva di adottare i prescritti provvedimenti di competenza in relazione” a tale delibera 293 del 2011, non verificandone la legittimità e il rispetto della normativa.

Serena Ingrati

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