Università, AlmaLaurea denuncia: tra i neolaureati 1 su 4 senza lavoro

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I dati del XVI rapporto AlmaLaurea sono solo un campanello d’allarme. Il tasso di disoccupazione ad un anno dalla laurea è cresciuto di 12 punti in quattro anni.

(Meridiana Notizie) roma, 10 marzo 2014 – Circa un giovane neolaureato su 4 è senza lavoro a un anno dal conseguimento del titolo. E chi ha una occupazione non guadagna più di 1000 euro. A decretarlo il 16° Rapporto Almalaurea, il consorzio interuniversitario che riunisce 64 atenei italiani, fornendo dati che confermano come la crisi economica si sia abbattuta violentemente sull’occupazione giovanile e sulla retribuzione dei giovani laureati. Il tasso di disoccupazione ad un anno dalla laurea è infatti cresciuto di 12 punti in quattro anni per le magistrali e di 15 punti per lauree di primo livello e magistrali a ciclo unico. Secondo il Rapporto i neolaureati disoccupati sono il 26,5% di chi ha terminato la triennale, il 22,9% di quelli con laurea specialistica e il 24,4% di chi ha una laurea magistrale a ciclo unico. laurea2

Nel 2007, primo dato disponibile, i livelli erano profondamente diversi con tassi di disoccupazione della metà e oltre. Ma anche nel 2008, primo anno di crescita costante di questo dato, i senza lavoro si fermavano al 15,1% per i laureati di primo livello e al 16,2% del secondo. Quindi si lavora in meno e si guadagna anche meno: rispetto al 2008, le retribuzioni reali sono infatti calate del 20% circa, passando da oltre 1200 euro a circa 1000. Inoltre, soltanto il 30% dei diciannovenni si iscrive a un programma di studi di livello universitario: è uno dei dati più ‘pesanti’ discussi nel XVI rapporto di AlmaLaurea. Un dato, quello sulle iscrizioni del 2012, che allontana in partenza quello che era l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea per il 2020, ovvero il raggiungimento del 40% di laureati nella popolazione tra i 30 e i 34 anni. Ad oggi, tra i 25 e i 34 anni ha infatti un titolo di istruzione di terzo livello solo il 21% contro il 59% del Giappone, il 47% del Regno Unito, o il 43% di Francia e Stati Uniti. L’Italia è ben al di sotto della media Ocse (39%) e di quella dell’Ue a 21 (36%).

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