VIDEO > Contrabbando di tessuti dalla Cina, sequestrate 16 società e beni per 20 mln di euro

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I container carichi di merce arrivavano nel porto di Genova e lì venivano sdoganati in sospensione dell’applicazione dell’IVA in quanto ufficialmente destinati ad un deposito fiscale, prima di essere rivenduti sul territorio nazionale.

(MeridianaNotizie) Roma, 3 aprile 2014 – Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando aggravato di centinaia di rotoli di tessuto importati illecitamente dalla Cina a Prato, passando per il porto di Genova, intestazione fittizia di 13 società a prestanomi, 117 false bollette doganali, evasioni fraudolente per omesse o infedeli dichiarazione dei redditi ed IVA, Sono questi i capi d’imputazione nei confronti di 31 cittadini cinesi ed 1 italiano, emanati dalla procura della Repubblica di Prato e che ha portato a 5 arresti, 27 misure cautelari, 16 società sequestrate e beni patrimoniali per oltre 20 milioni di euro. contrabbando-prato2

I container carichi di merce arrivavano nel porto di Genova e lì venivano sdoganati in sospensione dell’applicazione dell’IVA in quanto ufficialmente destinati ad un deposito fiscale, prima di essere rivenduti sul territorio nazionale. In realtà, l’organizzazione utilizzava per queste operazioni delle società di comodo, vere e proprie “cartiere” dette “missing trader”, ossia imprese intestate a prestanomi prezzolati (5.000 € all’anno di compenso medio), prive di uffici, attrezzature o beni aziendali, che estraevano i beni dal deposito Iva, emettevano autofattura e li trasferivano successivamente a Prato, dove li consegnavano ai reali destinatari, ma poi omettevano di versare l’imposta e di presentare le dichiarazioni, sparendo nel giro di pochi mesi.

Altre volte, le importazioni, camuffate da falsi depositi IVA, avvenivano a cura di società pratesi realmente esistenti che però dimenticavano – anch’esse – di versare le imposte e presentare le dichiarazioni annuali, per poi rivendere i tessuti ai laboratori del “pronto moda” senza emettere fatture, oppure rilasciando fatture e documenti di trasporto che una volta arrivati a destino venivano bruciati o distrutti.

Servizio di Cristina Pantaleoni

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