VIDEO > Match Fixing, a Roma un Focus su soluzioni: Lega Serie B attiva su problema serio, ma risolvibile

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(MeridianaNotizie) Roma, 10 Aprile 2014. Nel quadro delle azioni di prevenzione e contrasto al fenomeno delle partite truccate la Lega Serie B ha avviato, in forma sempre più strutturata dal match fixing 32012, Stop Match-Fixing promosso da Transparency International e finanziato dalla Commissione Europea. Il progetto, in corso di realizzazione in Germania, Gran Bretagna, Grecia, Portogallo, Lituania, Norvegia e Polonia, ha consentito – grazie alla ricerca condotta da Transparency International Italia e Università Cattolica di Milano su 500 addetti ai lavori della Serie B, perlopiù giocatori – di mettere sempre più a fuoco la problematica e affinare le azioni ulteriori da varare.

Le soluzioni – A partire dalla prossima stagione la Lega Serie B attiverà – in forme e modalità che verranno messe a punto da qui all’estate in raccordo con Transparency International, FIGC e AIC (Assoiazione Italiana Calciatori) – una funzione/figura di “difensore civico” a disposizione di giocatori ed esponenti degli staff per affiancarli, consigliarli, indirizzarli, informarli in tutte quelle situazioni che possono configurare eventuali reati, in modo da tutelarli rispetto a coinvolgimenti involontari o a minacce e pressioni; sarà attivato anche un servizio di “whistleblowing” (letteralmente gola profonda) di segnalazione protetta e coperta per quelle situazioni che ormai richiedono, ai sensi della legge, di essere denunciate.

match fixing 2Lega Serie B, sempre in raccordo con Transparency – agenzia specializzata su queste tematiche – rafforzerà il codice etico già vigente, meglio esplicitando le implicazioni di condotta in casi critici, e valutando con AIC in che forma possa divenire parte integrante del contratto collettivo.

Infine a Palermo è stato siglato un importante protocollo di intesa con la locale Camera di Commercio, il cui “Sportello Legalità” fornirà assistenza specializzata – in collaborazione con Transparency International Italia – a giocatori e società sportive che dovessero trovarsi in difficoltà per pressioni o minacce.

Il seminario europeo del progetto “Stop Match-Fixing” si è svolto il 7 e 8 aprile, a Roma, presso la sede di Unioncamere in piazza Sallustio, con la partecipazione di rappresentanti delle sei Leghe coinvolte, al fine di interscambiare le buone pratiche in corso e generare sinergie e coordinamento nelle azioni di prevenzione e contrasto.

La ricerca – I ricercatori sociali, coordinati e diretti da Paolo Bertaccini Bonoli di Transparency International e da Caterina Gozzoli di Università Cattolica di Milano, hanno elaborato più di 500 questionari tra giocatori delle 22 squadre della serie B e opinion leader attivi nel mondo del calcio.

Alcuni dati significativi: il primo denota quanto il problema del match-fixing non venga più rimosso, ma avvertito in maniera importante; solo una percentuale esigua dei giocatori della Serie B,match fixing 4 nello specifico il 5%, non riconosce le cause del problema da riscontrarsi all’interno del sistema calcistico e all’interno della società civile in cui si opera quotidianamente. Si sentono forti e necessarie le esigenze di prese di posizione con strumenti di contrasto idonei.

Il match-fixing come problema gravissimo viene percepito maggiormente dai laureati e l’inesistenza del fenomeno viene percepita solo da chi si è fermato alla scuola dell’obbligo e dai diplomati.

Solo il 10% dei giocatori considera però elevata la reale probabilità di potersi trovare, anche involontariamente, coinvolti in situazioni di match-fixing. Il 42%, ossia la maggioranza, la ritiene di livello medio, il 29% la ritiene bassa e il 13% addirittura inesistente. Il ruolo del manager procuratore nella percezione della questione è chiave. L’avvalersi o meno del procuratore genera una spaccatura nella percezione di rischio del fenomeno. Chi si avvale di tale figura, infatti, ha una percezione più bassa di potersi trovare coinvolto rispetto ai giocatori che hanno scelto di non avere un procuratore.

match fixing 1Nell’ampio spettro di fattori sottoposti ai calciatori, come possibili cause del match-fixing, le risposte rilevano una generale tendenza ad attribuire il fenomeno a cause esterne al calcio e a motivazioni di ordine macro, quali gli interessi criminali generalizzati, indicati dal 63% del campione, e l’immoralità della società nel suo insieme, che si attesta al 42%.

Una buona responsabilità è attribuita anche ai fattori personali che regolano il comportamento dei singoli. Si equivalgono fattori quali l’avidità di calciatori/allenatori/staff (che raggiunge il 42%), la superficialità dei giocatori, che si attesta al 40% e la dipendenza dal gioco di giocatori/allenatori/staff, al 39%.

Anche le cause interne al mondo del calcio percepite dai giocatori sono considerate più frutto di possibili motivazioni personali, quali l’avidità-dipendenza dal gioco di giocatori/allenatori/staff e di superficialità dei giocatori.

In primo luogo si registra difatti la convinzione che ogni calciatore debba dimostrare di essere una persona responsabile sul campo e fuori dal campo, col 73% di indicazioni di coloro che vi attribuiscono massima rilevanza. Per il 60% di loro si considera che la “strada giusta” sia migliorare norme e leggi attualmente esistenti, in particolare inasprendo le pene. Segue il bisogno di migliorare l’informazione e la comunicazione sui rischi e le sanzioni (52%). Per un importante 41% (poco meno della metà, in buona sostanza) è riconosciuta l’esigenza di seguire percorsi di formazione.

Per il 66% del campione le persone che si lasciano corrompere sono da sanzionare: la scelta della punizione è radicale.

Attraverso l’analisi di questi dati si assiste ad una spaccatura forte tra chi denuncerebbe senza riserve e chi, invece, cercherebbe di non essere coinvolto nella vicenda. Le match fixing 5azioni dichiarate oscillano, orientativamente, tra la normatività rappresentata dalla denuncia e l’individualismo dimostrato da chi non vorrebbe essere coinvolto. Si nota la mancanza di un livello “terzo”, con funzione di mediazione, che possa “accompagnare” i calciatori fuori da questa “dicotomia per opposti”. Infatti il 57% dei giocatori, nel caso in cui venisse a conoscenza di situazioni di match-fixing, denuncerebbe tutto alle autorità competenti. Il 55%, invece, dichiara di volerne “star fuori” anche se in pochi, l’11%, scelgono l’opzione di non denunciare nulla per non avere problemi.

Il 50% opterebbe per una via informale, dichiarando di voler cercare di convincere i compagni a desistere, mentre il 47% parlerebbe con allenatori e dirigenti, riconoscendo ad essi un ruolo e una competenza in materia.

I calciatori ritengono importante che l’aiuto sia utile che provenga sia da entità interne alla squadra, sia da entità esterne alla squadra, ma interne al mondo del calcio.

Il soggetto terzo riservato e affidabile assume una buona importanza in prospettiva, la segnalazione in via riservata (incrociando i dati relativi alla definizione di match-fixing con il comportamento che riterrebbero di mettere in essere) riscontra, infatti, le percentuali di gradimento più alta fra quei giocatori che danno una rilevanza seria e gravissima al fenomeno.

Estremamente interessante e positivo il fatto che i giocatori della Serie B, nonostante dichiarino di cambiare squadra mediamente ogni due anni, dimostrino un senso di lealtà fortissima per la squadra, mostrando così di percepirla come un simbolo ideale in cui identificarsi e a cui ancorare la propria identità di calciatore (82% delle risposte), superando la lealtà dovuta alla propria famiglia di appartenenza, che si attesta al 78%. Segue il senso di lealtà verso i compagni di squadra al 77%.

Il match-fixing viene visto in diretta connessione con il problema della corruzione. Il calcio è soggetto ai problemi di mancanza di etica “né più né meno che in ogni altra attività economica”, nel 100% delle risposte, infatti al tema più specifico della corruzione nella società (rispetto a quello più generale della mancanza di moralità nella società) attribuisce una grande rilevanza (60%) oppure media (40%): è il problema specifico del “corrompere” che viene individuato come “virus” nocivo derivante dal corpo sociale e infettante il mondo del calcio.

Servizio di Domenico Lista

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