VIDEO > Un caffè (senza) Pace, l’istituto pontificio conferma lo sfratto. Politici in piazza per salvarlo

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L’associazione Botteghe storiche di Roma lancia l’sos: “I proprietari, l’Istituto Teutonico Pontificio Santa Maria dell’Anima, hanno confermato la volontà di rendere esecutiva l’ordinanza prevista dal magistrato”. Il locale rischia quindi con la chiusura definitiva di essere trasformato in un albergo a 5 stelle.

(MeridianaNotizie) Roma, 8 aprile 2014 –  Cna Roma Città Storica, associazione Botteghe storiche e il I municipio di  Roma Capitale, si sono riuniti per Salvare il Caffè della Pace, e  riportare l’attenzione dei cittadini sulla possibile chiusura dello storico locale del centro che da più di un anno rischia lo sfratto. Nonostante infatti il summit in prefettura di qualche giorno fa e l’annuncio, “l’antico bar è salvo”, ora l’associazione Botteghe storiche di Roma lancia l’sos: “I proprietari, l’Istituto Teutonico Pontificio Santa Maria dell’Anima, hanno confermato la volontà di rendere esecutiva l’ordinanza prevista dal magistrato”. Il locale rischia quindi con la chiusura definitiva di essere trasformato in un albergo a 5 stelle. Il bar ha messo a disposizione all’esterno alcuni tavoli per la raccolta firme che si terrà fino alle 21 di questa sera così da coinvolgere i commercianti della zona e gli abitanti del quartiere. caffe-pace1

Presenti anche l’assessore alla Roma Produttiva, Marta Leonori, il vicepresidente vicario dell’Assemblea capitolina, Franco Marino, Giulio Anticoli, presidente del Cna Roma Città Storica e dell’associazione Botteghe storiche e Sabrina Alfonsi presidente del I Municipio. “Questo è un incontro per ribadire ciò che abbiamo detto in passato, il Caffè della Pace è un pezzo della storia di Roma, un pezzo della cultura della nostra città – ha dichiarato Leonori – La nostra città anni fa ha deciso di dare delle tutele alle botteghe storiche, e il Caffè della Pace lo è”. L’assessore propone di “integrare l’attività del bar con il futuro che la proprietà vorrà dare allo stabile. Come, per esempio, l’Hotel Sacher di Vienna – afferma – con l’albergo sopra e la sala da tè sotto. Avere una struttura come il Caffè della Pace su strada è un valore aggiunto per tutti”. Il vicepresidente dell’Assemblea capitolina, Franco Marino, si mostra molto vicino alla signora Serafini, che da anni gestisce il locale e afferma: “Continueremo la battaglia con la famiglia Serafini che è un po’ identificabile con lo stesso Caffè della Pace e troviamo assolutamente poco garbato che la proprietà non abbia dato un appuntamento alla famiglia che da tempo era pronta al rinnovo del contratto. Ci sono delle regole precise che andranno rispettate per quanto riguarda il centro storico e l’impossibilità di fare cambi di destinazione d’uso. Ci auguriamo che alla fine oltre il rispetto delle norme e delle leggi prevalga il buon senso”. Infine il presidente del Cna Roma Città Storica e associazione Botteghe storiche Giulio Anticoli richiama l’attenzione “sull’emorragia delle botteghe storiche per cui i rioni si spopolano dei servizi primari e vengono popolati da ciò che vediamo. Negli ultimi 10 anni – aggiunge – sono aumentate le somministrazioni veloci, quindi non parliamo di ristorazioni tradizionali ma di rosticcerie e fast-food a discapito di sartorie pelletterie e orafi, è una Roma che si sta trasformando in maniera rapida in un modo che non piace a nessuno. Dobbiamo stare attenti sia noi come cittadini, perché dobbiamo mettere in gioco quella che è la nostra sensibilità e il nostro senso civico, sia le amministrazioni per quello che è il loro potere”.

Servizio di Cristina Pantaleoni

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