Dl lavoro, domani la fiducia. Ecco cosa prevede il decreto del Governo Renzi

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Il ministro Boschi ha annunciato che il governo pone la fiducia sul dl lavoro parlando in apertura di seduta alla Camera.

(MeridianaNotizie) Roma, 22 aprile 2014 – “Voteremo la fiducia alla Camera ma non rinunciamo a dare battaglia al Senato per difendere il Dl Poletti”. Lo dice la capogruppo del Ncd alla Camera Nunzia De Girolamo. “Esistono due sinistre: quella riformista di Renzi e Poletti e quella conservatrice di Damiano”, aggiunge De Girolamo. Scelta Civica propende per un sì alla fiducia posta dal governo su decreto lavoro. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari secondo le quali, tuttavia, l’ok dei civici è subordinato alla necessità di correggere il testo al Senato. “Il ministro per i rapporti con il Parlamento presenterà in Aula il decreto Lavoro e chiederà la fiducia“. Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al suo arrivo alla Cia. “Al Senato si continuerà a discutere naturalmente”, afferma il ministro che aggiunge con il Ncd, ”non è ancora tutto risolto”.decreto-lavoro2

Dl Lavoro Governo Renzi – cosa prevede : Il decreto lavoro è già stato approvato il 12 marzo dal consiglio dei ministri. Il testo però, dopo il passaggio alla commissione lavoro della camera, ha subito alcune modifiche, volute soprattutto da alcuni esponenti del Pd. Il Nuovo centrodestra e gli altri partiti della maggioranza, ma anche Forza Italia, si oppongono a queste modifiche e vorrebbero tornare al testo originale del decreto. Il Movimento 5 stelle invece si oppone all’intero provvedimento fin dall’inizio.

Viene alzata da un anno a tre anni la durata dei contratti a tempo determinato senza causale, cioè quelli per cui non è obbligatorio specificare il motivo dell’assunzione. La forza lavoro assunta con questo tipo di contratto non potrà essere più del 20 per cento del totale degli assunti (nel testo originale era il limite era fissato al 20 per cento dell’organico complessivo).

I contratti a tempo determinato si potranno rinnovare fino a un massimo di cinque volte in tre anni (erano otto nel testo originale), sempre che ci siano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa.

Salta l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro.

I contratti di apprendistato avranno meno vincoli, ma è stato reintrodotto l’obbligo per i datori di lavoro di assumere a tempo indeterminato alcuni apprendisti per assumerne di nuovi. L’obbligo di stabilizzazione riguarda solo le aziende con almeno 30 dipendenti e la quota minima di apprendisti da stabilizzare è il 20 per cento. La busta paga base degli apprendisti sarà pari al 35 per cento della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento.

La formazione pubblica per l’apprendistato sarà di nuovo obbligatoria, a condizione che la regione provveda a comunicare al datore di lavoro come sfruttare l’offerta formativa entro 45 giorni dall’inizio della firma del contratto. Il datore dovrà quindi integrare la formazione aziendale (on the job) con la formazione pubblica.

Le donne che restano incinte durante un contratto a tempo determinato possono conteggiare anche la maternità come durata del contratto, superando così la soglia dei sei mesi (durata minima che la legge vigente richiede per il riconoscimento del diritto di precedenza). E se un’azienda assume nei dodici mesi successivi, le donne in congedo maternità hanno la precedenza.

È prevista inoltre l’abolizione del Durc (Documento unico di regolarità contributiva), il documento sugli obblighi legislativi e contrattuali delle aziende nei confronti di Inps, Inail e Cassa edile. Sarà sostituito da un modulo da compilare su internet.

Il 12 marzo il consiglio dei ministri ha approvato anche un disegno di legge delega al governo che affronta gli altri temi contenuti nel Jobs act: dagli ammortizzatori sociali ai servizi per il lavoro, dall’introduzione di un sussidio di disoccupazione al salario minimo, dalla riduzione delle forme contrattuali alla tutela per le donne in maternità.

Queste misure avranno tempi di approvazione più lunghi. Il disegno di legge dovrà essere convertito in legge delega dal parlamento e il governo dovrà dare attuazione delle norme in un tempo stabilito dalla legge stessa.

La redazione

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