Avvertivano i pusher via radio, arrestate cinque vedette nel quartiere di San Basilio

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I Carabinieri della Stazione di Roma San Basilio hanno arrestato 5 persone appartenenti ad un sodalizio dedito allo spaccio di stupefacenti nel quartiere di San Basilio, noto crocevia del traffico di droga nella Capitale

(Meridiana Notizie) Roma, 28 maggio 2014-  Nelle prime ore della mattinata odierna, in esecuzione ad ordinanza di applicazione di misura cautelare disposta dal Gip Rosaria Monaco sumachete carabinieri richiesta del sostituto procuratore Nadia Plastina, i carabinieri hanno arrestato cinque persone per spaccio di stupefacenti nel quartiere di San Basilio. L’attività investigativa è scaturita da prolungati e reiterati servizi di osservazione controllo e pedinamento effettuati dai Carabinieri, nel mese di marzo 2014, nell’omonimo quartiere romano. Durante tali servizi, concentrati nelle vie limitrofe a Via Folchi, i militari hanno accertato la responsabilità, nelle attività di spaccio, di quattro cittadini italiani e uno straniero, i quali ciascuno con precisi ruoli e responsabilità garantivano, h24, la fornitura dello stupefacente alla clientela. Nello specifico, è emerso come la copertura all’attività criminosa fosse garantita da vedette statiche, appiedate, e mobili, auto o motomontate, che avevano il compito di segnalare ai complici il sopraggiungere delle Forze dell’Ordine, o di veicoli comunque sospetti. A tali vedette, che avevano anche il compito di indirizzare i clienti verso il pusher, si aggiungeva un complice che era deputato a ricevere gli ordinativi. Era quest’ultimo, raccolto il denaro, ad avvisare il pusher che appariva in strada per il tempo strettamente necessario a consegnare la dose di stupefacente. La catena delle comunicazioni avveniva per mezzo di walkie-talkie di libera vendita. La metodologia di spaccio è purtroppo consolidata, e già emersa in numerose altre precedenti indagini dell’Arma.

Un articolato sistema di vedette posto strategicamente agli incroci di ogni via, segnala agli spacciatori il sopraggiungere di ogni mezzo sospetto: un fischio, una parola convenzionale, e dalle piazze spariscono tutti. I pusher, falcidiati dalle numerose operazioni dell’Arma, non spacciano più alla luce del sole, e spesso agiscono nascosti negli immensi palazzi che compongono il quartiere. Gli ordinativi dei clienti, indirizzati dalle vedette, vengono raccolti da soggetti che non detengono stupefacente. Sono questi, con l’utilizzo di telefonini o walkie talkie, a comunicare l’ordinativo al pusher, che si presenta solo per consegnare lo stupefacente. Stupefacente che peraltro viene detenuto nelle quantità strettamente indispensabili allo spaccio, al fine di limitare la responsabilità penale in caso di fermo. In questo contesto, purtroppo, le difficoltà sono implementate da un clima di diffusa omertà e di connivenza da parte di molti nel quartiere, che per legami affettivi con gli spacciatori, ostacolano ancor di più l’operato giornaliero delle Forze dell’ordine. Emblematico, in tal senso, un episodio occorso il 10 marzo 2014 allorquando, durante un controllo dei Carabinieri nei confronti di uno degli arrestati di oggi, che era appena uscito da una folta vegetazione dove i militari avevano sospetto che potesse aver occultato sostanza stupefacente, una ventina di parenti del ragazzo scendevano in strada, prendendo vigorosamente le sue difese e tentando di ostacolare, invano, l’operato dell’Arma. Il controllo nella vegetazione consentiva infatti il rinvenimento di 19 dosi di cocaina e 18 di marjuana, con conseguente deferimento in stato di libertà del soggetto controllato. In tale difficile contesto ambientale, dove sempre più spesso Forze dell’Ordine e criminalità “giocano” il loro ruolo rincorrendo sempre nuovi e più articolati reciproci accorgimenti, i Carabinieri della Stazione di Roma San Basilio sono riusciti nel corso dei decorsi mesi a documentare numerosi scambi di stupefacente, circa 100 nell’arco di pochi giorni, tra cocaina, hashish e marjuana. Scambi che sono confluiti in un’articolata informativa all’Autorità Giudiziaria, che concordando con l’Arma operante ne ha avallato l’attività, disponendo la custodia cautelare in carcere per quattro elementi, e gli arresti domiciliari per uno.

La Redazione

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