Colpo grosso ai Casalesi, in manette in 18. Tra loro anche a poliziotti di Camera e Palazzo Chigi

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Ai due poliziotti infedeli in servizio presso le istituzioni viene contestato, rispettivamente, l’utilizzo indebito a favore dei Casalesi della banca dati della Camera e di aver riferito al clan notizie riservate acquisite a palazzo Chigi, con particolare riferimento a intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti di camorristi dei clan Schiavone e Russo.

(MeridianaNotizie) Roma, 16 maggio 2014 – Diciotto persone sono state arrestate dagli agenti delle squadre mobili di Caserta e Firenze su ordine del gip di Napoli per richiesta della Dda di Napoli con l’accusa di affiliazione camorristica alle famiglie Schiavone e Russo del dei casalesi. Tredici dei diciotto arrestati sono stati incarcerati, per gli altri cinque sono stati disposti gli arresti domiciliari. Fra i destinatari delle misure cautelari risultano anche due poliziotti in servizio, uno alla Camera dei Deputati e l’altro presso la presidenza del Consiglio dei ministri.palazzo-chigi2

L’attività di indagine condotta dalla Dda ha ricostruito nel dettaglio le estorsioni in danno di imprenditori commesse in una prima fase dalla famiglia Iovine e successivamente dai Russo: “La Russia e la Germania” avevano ribattezzato emissari e referenti dei due clan dei Casalesi gli imprenditori vessati che hanno collaborato con gli inquirenti. Oltre alle estorsioni, i Casalesi arrestti gestivano anche un traffico di cocaina dal casertano alla Toscana. Alcuni di loro, inoltre, sono risultati coinvolti anche in una rapina a Pontedera in danno di un furgone portavalori della Securpol il 18 Giugno 2012 in cui fu gravemente ferito un testimone che tentò l’inseguimento dei malviventi.

Dei due poliziotti in servizio alla Camera e alla presidenza del Consiglio dei ministri arrestati, non sono ancora state rese note le identità. Il primo prestava fino ad oggi servizio presso l’Ispettorato di polizia di Montecitorio ed è accusato di aver utilizzato a vantaggio della camorra il Ced Camera per acquisire informazioni protette da sistemi di sicurezza su indagini e precedenti penali riguardanti specifiche persone. Il secondo lavorava presso l’Ufficio tecnico-logistico gestionale terzo settore sanitario della Presidenza del Consiglio, “in stretto contatto – accusa la Dda- con affiliati di spicco del clan dei casalesi operanti nel casertano e in Toscana”, trasmettendo loro informazioni riservate coperte da segreto istruttorio ricevute per ragioni di servizio, relative a intercettazioni telefoniche ed ambientali. Così come risuta dalle indagini, assicura la Dda di Napoli, “che il funzionario di polizia si è reso protagonista di altre rivelazioni di notizie destinate a rimanere segrete, in una girandola di rapporti quasi tutti finalizzati a rendere servigi a politici, imprenditori o alte cariche di apparati pubblici, violando i doveri di servizio”.

La Redazione

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