Invalsi 2014, gli studenti boicottano i test abbandonando i banchi di scuola

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Lampis: “Gli Invalsi non tengono conto delle condizioni sociali ed economiche degli studenti e aprono pericolosamente le porte a dei criteri premiali per le scuole che eccellono”.

(MeridianaNotizie) Roma, 13 maggio 2014 –  Anche quest’anno i test Invalsi non sono stati esenti da polemiche e proteste. Dal 6 maggio al 19 giugno oltre 2.285.000 studenti della primaria e della secondaria di secondo grado dovranno affrontare il test per la valutazione delle competenze in Italiano e Matematica. Uno strumento che ogni anno dovrebbe servire, all’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione (Invalsi), ad individuare le criticità del sistema formativo nazionale e adottare iniziative volte ad eliminare le differenze fra i diversi territori. Stamattina, avrebbero dovuto cimentarsi nei test Invalsi i ragazzi di seconda superiore ma in tante scuole italiane gli studenti hanno boicottato i test con scioperi bianchi, presidi, flash mob e assemblee, lasciando i fogli in bianco e i banchi di scuola abbandonati.

Invalsi, protesta studenti a Cagliari

“Valutati, non schedati!” è lo slogan che si legge a Roma, Milano, Siena, Pisa, L’Aquila, Genova, Napoli, Salerno, Bari, Torino, Catania, Cagliari e in tanti altri centri. A Milano ieri, per protestare contro i test, è stato occupato anche il Teatro Lirico, dove stamani è stato calato uno striscione che recita ‘Boycott Invalsi Space Occupato (B.I.S.)’ seguito dall’hashtag #Famoerbis e firmato da Rete Studenti Milano, Casc Lambrate, Fronte della Gioventù Comunista e Uds Milano. Porte chiuse, invece alle Laura Bassi di Bologna, dove sono dovuti intervenire Polizia e vigili del Fuoco per aprirle. Nella notte, infatti, il collettivo ‘Studenti medi autorganizzati’ aveva sigillato gli ingressi con catene e lucchetti per boicottare i test. Il blitz è stato replicato anche al liceo Minghetti. Gli studenti si rifiutano di compilare a testa bassa dei test di cui non condividono né la natura né lo scopo: “Valiamo più di una crocetta”, lo slogan da loro lanciato. Un’altra azione di protesta, è stata promossa dal Cas, il collettivo autonomo studentesco, che stamattina ha promosso il boicottaggio con schede consegnate in bianco o con l’adesivo sopra ‘No Invalsi’. Anche i Cobas, impegnati da tempo contro questo tipo di rilevazioni, sono tornati già dai giorni scorsi all’attacco, invitando docenti e Ata a scioperare e a boicottare i quiz Invalsi.

“Abbiamo deciso di disobbedire, di rifiutarci di sottoporci ad un meccanismo di valutazione escludente e ingiusto che mira a rendere la scuola pubblica sempre più a servizio delle logiche manageriali. Valutare non può significare schedare, mettere in classifica, favorire la competizione tra scuole e studenti, indirizzare e svilire la didattica rendendola un semplice bagaglio di nozioni da digerire per affrontare i test – ha affermato Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – . Siamo l’unico Paese in Europa che somministra agli studenti in maniera censuaria e non campionaria dei test assolutamente inutili, che non tengono conto delle condizioni sociali ed economiche degli studenti e che aprono pericolosamente le porte a dei criteri premiali per le scuole che eccellono. A fronte di tutto ciò riteniamo veramente inaccettabile che si spendano 16 milioni di euro per finanziare questo strumento di valutazione dannoso e inutile”.    invalsi

Ma la neo presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, è convinta dell’efficacia dello strumento di indagine, nato per misurare gli apprendimenti e offrire alle scuole i dati, confrontabili con gli altri istituti dello stesso contesto e di contesti diversi, per attivare misure volte a migliorare le performance degli alunni. Dai test svolti negli anni passati è emerso che gli alunni delle regioni settentrionali ottengono punteggi molto più alti rispetto a quelli delle regioni meridionali. Un gap che cresce con le classi frequentate dagli stessi alunni. Al secondo anno delle superiori il divario tra i quindicenni siciliani e i coetanei lombardi arriva a 31 punti: l’equivalente di un anno di studi. Un divario che in Matematica sale addirittura a 34 punti. Tutto questo va di pari passo con la povertà delle famiglie italiane: più povero è il contesto di provenienza degli alunni, sia economico che sociale, peggiori sono i risultati ottenuti a scuola.

Per i ragazzi delle superiori i test di italiano e matematica si svolgono in un’unica giornata. Gli studenti hanno a disposizione 90 minuti per ciascuna prova. Per quanto riguarda l’Italiano la prima parte riguarda la comprensione del testo: quattro testi di media lunghezza. A questi sono collegate circa una cinquantina di domande a risposta multipla o aperta. Grammatica nella seconda parte: dieci domande che vanno dall’analisi del periodo a quella grammaticale. Una cinquantina di domande anche per Matematica.

Gli studenti delle superiori svolgono il test in forma anonima, solo i propri docenti sapranno associare il loro nome a quello del codice presente sui fascicoli. La prova non fa media con le valutazioni ottenute durante l’anno. I test si chiuderanno il 19 giugno con la prova nazionale cui saranno sottoposti gli studenti alle prese con gli esami di licenza media. Nella tornata 2013/2014 non svolgeranno test gli studenti del primo anno della scuola media.    foto-comunicato-alberghiero-1024x768

Ma nel frattempo, l’Istituto di valutazione guarda al futuro. Tra le novità prossime l’introduzione di una valutazione anche per le competenze in lingua inglese e una prova per il quinto anno delle superiori. Ma non prima dell’anno scolastico 2015-2016, come sottolineato da Roberto Ricci, dirigente di ricerca Invalsi. Per la più volte annunciata prova Invalsi all’esame di Maturità non ci sono ancora certezze. “All’Invalsi – ha ricordato Ricci – spetta il compito di fare proposte, ma sta al Ministro decidere se legare l’esito delle prove al punteggio dell’Esame di Stato”.

Il servizio di Antonella D’Angelo

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