La Gay Street cambia, a San Giovanni passerella di 100 metri e un restyling coi fiocchi

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Eliminazione dei marciapiedi, ripavimentazione, bonifica del sottosuolo, nuove caditoie, nuova illuminazione e risistemazione del margine del Ludus Magnus: un programma di interventi che per Caruso “ridarà lustro all’area del Colosseo, scongiurandone il degrado”.

(MeridianaNotizie) Roma, 23 maggio 2014 – Nuovo look per la “Gay Street” di via San Giovanni in Laterano, a due passi dal Colosseo. Al posto delle macchine una “passerella” di 100 metri completamente pedonale con i tavolini degli esercenti, cofinanziatori del restyling. A proporlo un progetto dell’Ufficio Città storica del Dipartimento Urbanistica capitolino, approvato oggi dalla Commissione Roma Capitale e gay-street2Riforme istituzionali. 210.000 euro è l’investimento complessivo, di cui 130.000 già messi a disposizione dalla commissione e 80.000 raccolti invece da una decina di esercenti dell’area, che, racconta l’architetto Luigi Caruso di Città Storica, “hanno aderito entusiasticamente all’idea”. Eliminazione dei marciapiedi, ripavimentazione, bonifica del sottosuolo, nuove caditoie, nuova illuminazione e risistemazione del margine del Ludus Magnus: un programma di interventi che per Caruso “ridarà lustro all’area del Colosseo, scongiurandone il degrado”.

L’operazione, che ha avuto l’ok dalla Soprintendenza dei Beni artistici e culturali di Stato ed è seguita dal Gabinetto del sindaco, prevedeva in origine la semplice risistemazione del marciapiede dell’incrocio tra via in Laterano e piazza del Colosseo, sospesa dall’Agenzia della mobilità per rivedere la viabilità dell’area dopo l’avvio della pedonalizzazione dei Fori Imperiali la scorsa estate. Così l’idea iniziale ha subito una variante, trasformandosi in quello che potrebbe diventare un progetto pilota, con tanto di “marchio” di qualità: “Abbiamo già individuato 30 piazze disponibili – spiega Caruso – dove istituire marchi per valorizzare le aree, unificando in maniera inequivocabile i luoghi storici di Roma, in una logica dove l’occupazione di suolo pubblico diventa risorsa e non degrado”.

La Redazione

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