Call Center, Ugl: “I lavoratori devono mantenere il posto di lavoro e il salario”

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Ugl: “La manifestazione è il grido di aiuto di 80.000 lavoratori e lavoratrici”

(Meridiana Notizie) Roma, 4 giugno 2014- “Più che una manifestazione quella di oggi è un vero e proprio grido di aiuto di 80.000 lavoratori e lavoratrici dei call center in outsourcing che photo_131447vedono a rischio il proprio lavoro e il proprio futuro nella società”. Lo dichiara, in una nota, Stefano Conti Segretario Nazionale UGL Telecomunicazioni. “Il fenomeno delle delocalizzazioni da noi sempre osteggiato – prosegue Conti- può essere riassunto con la metafora della “cavalletta”. Le cavallette sono le imprese, che seguendo una logica meramente finanziaria e speculativa di maggior profitto si spostano in sciami lì dove le attraggono condizioni migliori, cioè in quei Paesi europei o extra UE dove sono vigenti bassi salari e scarse tutele sul lavoro. Quando il diserbante, rappresentato dalle norme legislative, provvede a proteggere i lavoratori di un certo paese dallo sfruttamento, allora lo sciame si alza in cerca di prede più a buon mercato. Questo è quanto sta accadendo negli Stati dove per primi si è delocalizzato tipo la Romania, che a loro volta stanno subendo un fenomeno di delocalizzazione verso Paesi asiatici. È questa la storia della globalizzazione”.

“Analogamente anche il fattore delle gare al massimo ribasso – continua la nota – è ormai un problema completamente fuori controllo. I grandi committenti, sia essi pubblici con gare di appalto o privati con affidamenti dei servizi, sono arrivati al punto che stabiliscono prezzi di mercato, il più delle volte non sufficienti a coprire neanche il costo del lavoro dei call center in outsourcing, non rispettando in questo modo neppure le norme che regolano i minimi contrattuali nei dei contratti collettivi di lavoro. Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione non è sufficiente cambiare il nome da “gare al massimo ribasso” a “offerte economicamente più vantaggiose”, per ottemperare al D.Lgs 163/2006 che disciplina il Codice degli Appalti, in quanto tutta una serie di criteri previsti quali ad esempio, la qualità del servizio erogato, le caratteristiche ambientali e il contenimento dei consumi energetici, la sicurezza sul lavoro, che dovrebbero concorrere ad ottenere punteggi per l’assegnazione delle gare, vengono accantonati per esaminare solamente il prezzo più basso offerto dall’azienda appaltatrice e recentemente sono state depositate anche interrogazioni parlamentari a tal proposito”.
“Per questi motivi – conclude il sindacalista – il corteo di oggi richiama all’attenzione del Governo la situazione dei lavoratori in aziende di outsourcing, con l’auspicio che il “Tavolo sui call center” avviato al Mi.Se lo scorso 27 maggio e che vede anche la partecipazione del Ministero del Lavoro, possaCALL CENTER, CORTEO NAZIONALE: "NO A DELOCALIZZAZIONE E DUMPING" - FOTO 1 portare ad individuare quelle norme regolatorie indispensabili, come una rivisitazione degli incentivi di legge per le nuove aziende al fine di evitare dumping commerciale e prevedere finalmente, nel caso di una perdita di un appalto da parte di un’Azienda, la possibilità che i lavoratori continuino a seguire quella commessa mantenendo il posto di lavoro ed il salario”.

La Redazione

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