Unione inquilini: “La repressione è dentro gli 8000 sfratti che ogni anno si abbattono sulla Capitale”

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Con una nota, L’unione inquilini denuncia la politica abitativa fondata sulla repressione nella Capitale

(Meridiana Notizie) Roma, 4 giugno 2014- “A Roma la politica abitativa la fanno in maniera unilaterale il Prefetto e il Questore, ma la repressione non è solo rispetto alle occupazioni,unione inquilini 2 ma è dentro i 10 sfratti al giorno eseguiti con la forza pubblica, la repressione è dietro le circa 8000 sentenze di sfratto che ogni anno si abbattono sulla città, la repressione è dietro al ritardo di 6 mesi nella emanazione della graduatoria per una casa popolare, la repressione è dietro i macroscopici errori nei punteggi di coloro che hanno partecipato al bando per le case popolari, la repressione è dietro i dieci immobili dati al ministero dell’interno senza dare priorità ai programmi di auto recupero ad uso abitativo e sociale, la repressione è dietro la mancata convocazione della commissione graduazione sfratti, la repressione è dietro la mancata richiesta, forte, al prefetto di graduare gli sfratti per morosità incolpevole come disposto dall’articolo 6 comma 5 della legge 124/2013 e del relativo accompagnamento sociale da parte del comune nel passaggio da casa a casa; la repressione è dietro la mancanza da parte del comune di una politica abitativa degna di tale nome, che determini: tempi, modi, certezza di finanziamento, le priorità da affrontare. Forse le politiche abitative emergenziali a qualcuno servono non a noi, non agli sfrattati, non ai precari della casa”.

“E’ il momento che si giochi a carte scoperte, non è ammissibile che il Sindaco che è parte del comitato per l’ordine e la sicurezza dica dopo ogni sgombero non ne sapevo nulla. Ma forse il vero sindaco di Roma è il ministro dell’interno Alfano. Se il sindaco Marino è portatore di un’altra politica parli alla città, denunci chi frena la sua iniziativa, presenti un programma di vere politiche territoriali, sociali e abitative avrà il sostegno popolare che gli serve, ma è il momento che il sindaco parli alla città. Il silenzio rappresenta la sua fine e un governo del territorio fondato sulla repressione”. Così, in una nota, l’Unione inquilini.

La Redazione

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