VIDEO > “Basta viaggi della speranza”: Associazioni dei pazienti oncologici in campo contro la migrazione sanitaria

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Nel corso del 2012 sono stati oltre 770 mila gli italiani ricoverati in una Regione diversa da quella di appartenenza. Il Nord assorbe il 55,1% della mobilità attiva

(MeridianaNotizie) Roma, 10 luglio 2014 – Più uniformità dei livelli di assistenza sanitaria in tutto il territorio nazionale e contro i “viaggi della speranza” dal Sud verso il saluteNord. Le Associazioni presentano così il Manifesto per i diritti dei pazienti oncologici nel corso di un forum istituzionale.

Ad allarmare particolarmente sono due novità legislative: da un lato, la riforma del Titolo V della Costituzione, che non prevede un forte ruolo di indirizzo del Governo centrale in materia di Sanità e rischia di legittimare le attuali differenze tra le Regioni; dall’altra, la recente entrata in vigore della Direttiva Europea 2011/24/UE , che riconosce ai cittadini europei il diritto di curarsi in qualsiasi Paese dell’Unione e che a giudizio dei pazienti è stata recepita senza prevedere alcun sostegno per le spese di viaggio.

Secondo i dati forniti durante l’incontro nel corso del 2012 sono stati oltre 770 mila gli italiani ricoverati in una Regione diversa da quella di appartenenza. Il Nord assorbe il 55,1% della mobilità attiva. Complessivamente le risorse mobilitate per le cure extra-regione nel 2012 sono state pari a circa 4 miliardi di euro. Il saldo finale è di circa 2 miliardi di euro e si tratta per lo più di risorse che si sono spostate dalla Regioni del Sud a quelle del Nord incrementando il divario e la capacità di recupero del Sud.

Un modello di assistenza che limita la migrazione sanitaria è quello delle Breast Unit, che assicurano una “presa in carico globale” per le pazienti con tumore al seno. “Equipe multidisciplinare, professionisti formati, protocolli standardizzati, elevato volume di attività, controlli di qualità e presa in carico completa della paziente dal momento della diagnosi, fino al follow up e alla riabilitazione è ciò che caratterizza il modello Breast Unit – ha spiegato Patrizia Frittelli, coordinatrice Breast Unit – che riesce a garantire un significativo aumento della sopravvivenza e a ridurre la migrazione sanitaria.”

Servizio di Teresa Ciliberto

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