VIDEO > Operazione antindrangheta della Polizia, arrestati capi ed affiliati con mani in appalti e rifiuti

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 Complessivamente, l’indagine ha consentito di assicurare alla Giustizia elementi di assoluto rilievo nel panorama della ‘ndrangheta calabrese.

(MeridianaNotizie) Roma, 9 settembre 2014 – Estorsioni ad alto livello e infiltrazione nell’aggiudicazione di appalti, anche per la messa in sicurezza di una scuola e la costruzione di una diga. In 29 sono finiti in manette nell’ambito dell’operazione denominata La morsa sugli appalti pubblici, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Gli arrestati sono appartenenti alle cosche Commisso di Siderno e Aquino di Marina di Gioiosa Ionica. L’odierna operazione, ha permesso di individuare una serie di vicende dalle quali emergono con evidenza la fortissima pressione esercitata dall’organizzazione sull’economia legale ed i meccanismi sottesi alle attività estorsive ricollegabili all’esecuzione dei lavori ed alle attività attraverso le quali si realizza l’ingerenza del sodalizio nel settore dei pubblici appalti.

Tra gli affari più importanti da cui la ‘ndrangheta ha ottenuto i maggiori guadagni vi è, senza dubbio, quello del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti, settore nel quale, secondo una logica di spartizione dettata dagli equilibri mafiosi, la cosca Commisso ricorreva alle tipiche condotte estorsive, nell’imposizione alla ditta capofila nel trasporto degli scarti di lavorazione in uscita dall’impianto di trattamento di Siderno, il versamento di una somma di denaro per ogni trasporto effettuato.

La ‘ndrangheta imponeva i propri diktat alle imprese impegnate nell’esecuzione di consistenti lavori pubblici attrandrangheta-calabria1verso il versamento di somme di denaro calcolate in percentuale rispetto all’importo complessivo stanziato dalle Pubbliche Amministrazioni. La riscossione del pizzo ha interessato anche i lavori di distribuzione delle acque della diga compresi nel tratto Siderno – Gioiosa Jonica, affidati, grazie ad un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro, alla ditta “Progress e Lavoro Società Cooperativa” di Polistena, alla quale veniva imposto di pagare il 3% dell’importo complessivo dei lavori.

 Complessivamente, l’indagine ha consentito di assicurare alla Giustizia elementi di assoluto rilievo nel panorama della ‘ndrangheta calabrese. Fra questi, oltre al più volte citato personaggio cardine dell’inchiesta Giuseppe Commisso, alias il mastro, vi è l’anziano boss Salvatore Aquino, leader indiscusso e temuto della famiglia, accusato di associazione mafiosa nell’articolazione della cosca AQUINO operante a Marina di Gioiosa Jonica ed altrove (in contrapposizione ai MAZZAFERRO), il quale partecipava ad incontri e riunioni assieme al mastro per definire le doti della ‘ndrangheta e condizionare la politica locale.

Servizio di Cristina Pantaleoni

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