Trattativa Stato-Mafia, Napolitano “Con gli attentati volevano destabilizzare il sistema”

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(MeridianaNotizie) Roma, 31 ottobre 2014 – Sono stati depositati dalla Corte d’Assise di Palermo le trascrizioni del verbale dell’udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia in cui ha deposto Giorgio Napolitano nello scorso 28 ottobre.

La Deposizione Integrale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le stragi mafiose del ’93 “si susseguirono secondo una logica unica e incalzante per mettere i pubblici poteri di fronte a degli aut aut, perché potessero avere per sbocco una richiesta di alleggerimento delle misure di custodia in carcere dei mafiosi”. napolitano

“Sono convinto che la tragedia di via D’Amelio rappresentò un colpo di acceleratore decisivo per la conversione del decreto legge 8 giugno ’92 sul carcere duro” –  ha detto il Presidente Napolitano. Al pubblico ministero, Nino Di Matteo, che gli chiedeva se ci fosse stato un dibattito politico sulla conversione del dl che introduceva il 41bis per i mafiosi, il capo dello Stato ha risposto: “non credo che nessuno, allora, pensò che in una situazione così drammatica si potesse lasciare decadere il decreto alla scadenza dei 60 giorni, per poi rinnovarlo”. “Ci fu la convinzione – ha aggiunto il Capo dello Stato – che si dovesse assolutamente dare questo segno all’avversario, al nemico mafioso”.

Il presidente sottolinea, a proposito delle fibrillazioni istituzionali seguite alle stragi del ’93, che quando l’allora premier Ciampi “dice ‘abbiamo rischiato un colpo di Stato’ se non c’è allora fibrillazione vuol dire che il corpo non risponde a nessuno stimolo”, ha sottolineato il capo dello Stato in un altro passaggio. Napolitano ha ricordato il blackout a Palazzo Chigi, ad agosto, definendolo “un classico ingrediente di colpo di Stato”.

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano accolse ‘con assoluta imperturbabilità’  la notizia, riferitagli dal capo della Polizia nel ’93, di un allarme attentato ai suoi danni.  “Non mi scomposi minimamente, anche perché ho sempre considerato che servire il Paese significa anche mettere a rischio ipotesi di sacrificio della propria vita e guai a farsi condizionare da reazioni di timore o di allarme personali”.

In un altro passaggio evidenzia che fu l’allora presidente della commissione Antimafia, Luciano Violante ad informarlo che il mafioso Vito Ciancimino voleva essere ascoltato dalla commissione Antimafia, e Napolitano dice che “può anche avermene parlato ma non perché io mi pronunciassi”.

La Redazione

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