VIDEO > Croce Rossa, licenziati per telefono 32 dipendenti: a rischio oltre 1000 persone

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I sindacati CGIL, CISL, UIL (funzione pubblica) e Fialp CISAL: “è emergenza sanitaria”

(Meridiana Notizie) Roma, 4 dicembre 2014 – E’ bastato un colpo di telefono per licenziare 32 operatori della Croce Rossa italiana, ma a rischiare il posto di lavoro sono molti di più. Oltre 1000 dipendenti, tra personale civile e corpo militare, stanno attendendo la telefonata di dimissione, oltre 200 solo nel Lazio. Una razionalizzazione del personale dovuta alla privatizzazione dell’ente, hanno spiegato i manifestanti che si sono riuntiti sotto il monumento del Pantheon di Roma per chiedere la mobilità di tutti i lavoratori a rischio.croce_rossa

“Questo il risultato del processo di privatizzazione” innescato dalla legge 178 del 2012, “è emergenza sanitaria”. Lo denunciano i sindacati – CGIL, CISL, UIL (funzione pubblica) e Fialp CISAL – scesi in piazza insieme ai lavoratori coinvolti, per dare vita a un presidio che accenda i riflettori sulla prima ondata di licenziamenti e chiedere al governo di istituire “un tavolo, o meglio una cabina di regia al Ministero della Pubblica Amministrazione, a cui partecipi anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per gestire la questione privatizzazione, che fino a questo momento è stata gestita in maniera irresponsabile.

Nel frattempo questa mattina sono arrivate le prime telefonate: “sono stato avvertito che da oggi non devo più lavorare, dopo 24 anni di servizio – ha raccontato Antonio Amato, operatore del Centro di educazione motoria di Roma – servizio della Croce rossa che è stato smembrato a causa della privatizzazione – ha spiegato – Alcuni servizi fondamentali come il nostro sono scoperti per la mancanza totale di personale. Come me, altre 24 persone del centro, con contratti a tempo determinato e cause di stabilizzazioni pendenti o già vinte, sono stati chiamati oggi. Altre 7 persone di ruolo, inoltre, sono in mobilità. Ci ritroviamo a non poter più coprire un servizio di assistenza a persone affette da disabilità gravissima e a fronteggiare un’emergenza sanitaria, attendiamo una risposta dalla Regione, dalla Asl e dalla Cri”.

Il servizio di Diana Romersi

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