Camorra capitale, in manette 61 persone conosciute come i “napoletani della Tuscolana

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(MeridianaNotizie) Roma, 10 febbraio 2015 – 61 persone in manette, 30 immobili di cui 28 a Roma e provincia, uno nell’Avellinese e uno a Isola di Caporizzuto; 72 veicoli, 20 società e 222 rapporti finanziari per un valore complessivo stimato di circa 10 milioni di euro. E’ l’esito dell’operazione, dei Carabinieri del comando provinciale di Roma che ha portato all’individuazione di una organizzazione per delinquere di matrice camorristica operante nella zona a sud est di Roma, capeggiata, fino al suo arresto per associazione mafiosa e omicidio, da Domenico Pagnozzi, attualmente detenuto in regime di 41 bis.CAMORRA-CAPITALE2

Oltre a Domenico Pagnozzi, condannato all’ergastolo per l’omicidio Carlino del 2001 e soprannominato ‘ice’ per i suoi occhi di giaccio, c’è anche tra gli odierni arrestati, Massimiliano Colagrande, uomo vicino all’estrema destra e coinvolto nell’inchiesta “Mafia capitale” .

Tra i locali sequestrati, ci sono bar e ristoranti del centro di Roma, tra questi il bar Tulipano, da cui prende il nome l’operazione, che si trova in Via del Boschetto, nel Rione Monti, a pochi passi dall’abitazione dell’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma anche un ristorante di Via dei Vascellari a Trastevere, e un negozio di orologi di Via Barberini.

Negli ambienti criminali, gli affiliati al gruppo, erano noti come ‘i napoletani della Tuscolana’ poiché, da quanto accertato dagli investigatori, l’organizzazione era caratterizzata dall’integrazione tra personaggi di origine campana e noti criminali romani tanto da poter essere considerata una realtà autoctona che si avvaleva però della connotazione camorristica del suo capo, Domenico Pagnozzi, e di alcuni affiliati per poter accrescere la propria forza intimidatrice nella Capitale. Per gli inquirenti il gruppo gestiva lo spaccio di stupefacenti in alcune piazze della periferia della Capitale, come Centocelle, Borghesiana, Pigneto e Torpignattara. Durante le indagini sono emerse inoltre episodi di estorsioni e gravi intimidazioni per imporre il volere del clan e per recuperare crediti usurai anche per conto di terze persone. A quanto emerso, inoltre, l’organizzazione intendeva monopolizzare anche il controllo della distribuzione delle slot machines in molti esercizi commerciali della zona Tuscolana-Cinecittà.

Cristina Pantaleoni

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