Centro Cuore di Reggio Calabria, finito e mai utilizzato. Danno da 40 mln di euro

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(MeridianaNotizie) Roma, 12 febbraio 2015 – Doveva nascere a Reggio Calabria come centro d’eccellenza, all’avanguardia per la prevenzione e la cura delle patologie cardiovascolari. Doveva offrire ai cittadini le migliori tecnologie biomediche di un polo altamente specialistico, senza la necessità di migrare altrove. Doveva entrare in funzione già da qualche anno, per razionalizzare e fare interagire in maniera trasversale le singole aree funzionali delle Unità Operative di Cardiologia e Cardiochirurgia.CENTRO-CUORE2

E invece il “Centro Cuore” di Reggio Calabria giace, ultimato e non operativo, al secondo piano dell’Ospedale “Bianchi-Melacrino-Morelli”, con più di 18 milioni di euro di denaro pubblico stanziati, un mancato risparmio per la sanità calabrese stimato in oltre 7 milioni di euro l’anno e nessun servizio ai pazienti, reggini e non. I militari del Nucleo PT della Guardia di Finanza di Reggio Calabria – Sezione Tutela Spesa Pubblica hanno ricostruito l’iter burocratico che ha condotto all’ennesima dispendiosa “incompiuta”, segnalando alla Corte dei conti 6 funzionari pubblici per le eventuali responsabilità in termini di danno erariale.

Il “Centro Cuore” è stato ultimato e collaudato nel dicembre 2011, a cinque anni dall’indizione della gara d’appalto, ma non è mai entrato in funzione. Le ragioni sono da ricercarsi anche nell’impossibilità – scaturita dall’intervenuto Piano di Rientro dal disavanzo della spesa sanitaria della Regione Calabria – di assumere il personale medico e paramedico specializzato che avrebbe dovuto consentire l’attivazione e l’entrata “a regime” della struttura. Quel Centro – che la Sanità pubblica sta ancora pagando con un leasing da 18 rate di oltre mezzo milione di euro l’una, oltre alle spese per la manutenzione onerosa (quella gratuita è ormai già scaduta) di macchinari mai utilizzati – avrebbe potuto arginare l’annoso fenomeno della mobilità passiva ultraregionale per patologie cardiovascolari, i cui costi finiscono per ricadere, ancora una volta, sulla Regione Calabria.

Servizio di Cristina Pantaleoni

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