Affonda barcone nel Canale di Sicilia, 700 morti. Le immagini dei soccorsi

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Il recupero dei corpi sarà quasi impossibile: a quanto riferiscono fonti dei soccorritori presenti sul posto, il tratto di mare dove è avvenuto l’affondamento del barcone è troppo profondo per consentire l’intervento dei sommozzatori.

(MeridianaNotizie) Roma, 19 aprile 2015 – Un peschereccio con a bordo circa 700 migranti si è capovolto la scorsa notte nel Canale di Sicilia, a circa 60 miglia a nord della Libia. Un mercantile dirottato nella zona ha recuperato solo 28 superstiti, per cui si teme che il bilancio del naufragio sia di poco meno di 700 vittime. Finora, secondo quanto riferito dalla Capitaneria di porto, sono 24 i cadaveri recuperati dai mezzi impegnati nelle operazioni di soccorso. In salvo 49 persone, secondo quanto riferisce Flavio Di Giacomo, portavoce in Italia dell’Oim, Organizzazione Internazionale per le migrazioni.

La Guardia Costiera ha poi precisato che intende verificare il bialncio dei morti ed eventualmente rideterminarlo. È stato un migrante eritreo, superstite della tragedia, a riferire delle circa 700 persone che erano a bordo del barcone. Su tale cifra verranno sentiti anche gli altri superstiti, secondo le procedure previste. ha riferito la Guardia Costiera in una propria nota. Il barcone che si è capovolto, di 20 metri è in grado di portare «diverse centinaia di persone» ed era «sovraccarico di migranti», è stato precisato ancora.STRAGE-SICILIA2

Il recupero dei corpi sarà quasi impossibile: a quanto riferiscono fonti dei soccorritori presenti sul posto, il tratto di mare dove è avvenuto l’affondamento del barcone è troppo profondo per consentire l’intervento dei sommozzatori. Nonostante nella zona infatti sia presente una vasta secca che dimezza da 400 a 200 metri l’altezza del fondale, l’unica possibilità per portare avanti le operazioni di recupero delle salme sarebbe ricorrere a robot e sommergibili teleguidati, con un impegno finanziario difficilmente sostenibile.

La richiesta di intervento per dare assistenza al barcone carico di migranti, che si è poi capovolto, è arrivata ieri sera al Centro Nazionale di Soccorso della Guardia Costiera ed è stata fatta con un telefono satellitare Thuraya. Il tono di voce dell’interlocutore – secondo quanto si è appreso – non era concitato: «Siamo in navigazione, aiutateci», ha detto un uomo. La telefonata è apparsa simile a tante richieste di soccorso che arrivano agli operatori del Centro che ha poi rapidamente individuato le coordinate del punto dal quale è partita la chiamata e organizzato i soccorsi.

In queste ore nella zona del naufragio è in corso una imponente operazione di soccorso. Un dispositivo navale composto da 17 unità, coordinato dal Centro Nazionale Soccorso della Guardia Costiera, è impegnato nelle ricerche di eventuali superstiti del naufragio. Del dispositivo fanno parte unità della Guardia Costiera e, inoltre, della Marina Militare e della Guardia di Finanza impegnati nell’operazione Triton dell’agenzia Frontex. Vi sono, infine, mezzi navali di Malta e numerosi mercantili dirottati nell’area. Alle ricerche partecipano anche diversi mezzi aerei che stanno sorvolando l’area.

I 24 cadaveri recuperati nell’area del naufragio sono stati allineati su uno dei ponti della nave Gregoretti, della Guardia Costiera. La nave, con identificativo CP 920, sta coordinando i soccorsi in mare di tutte le unità navali impegnate nella ricerca di eventuali superstiti.

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