Anziana aggredita e uccisa a Mestre, in manette i responsabili

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(MeridianaNotizie) Roma, 27 maggio 2015 – I Carabinieri di Venezia, alle prime luci dell’alba, hanno arrestato i presunti responsabili della violenta rapina in abitazione avvenuta il 24 marzo u.s. in via Aleardi di Mestre, durante la quale era stata brutalmente aggredita e ridotta in fin di vita la signora Cecilia Zacchello di 85 anni, sorpresa da sola in casa.

In carcere sono finiti due italiani, pluripregiudicati, Emanuele Luraschi, veneziano del 1971 e Vincenzo Casati, tarantino del 1963, in esecuzione ad una misura cautelare emessa dall’Autorità Giudiziaria lagunare. Le indagini espletate condotte in maniera congiunta dal Nucleo Investigativo di Venezia e dalla Compagnia di Mestre, coordinate dalla Procura di Venezia, complessivamente consentivano di  raccogliere univoci ed inequivocabili elementi su:

–       presenza di almeno uno degli indagati sulla “scena del crimine”, attraverso plurimi e complessi riscontri di carattere scientifico del RIS di Parma su quanto repertato immediatamente dopo il fatto;

–       movimenti sul territorio degli autori e relative comunicazioni intercorse, tramite accertamenti/analisi di natura tecnica del traffico dei cellulari in uso agli indagati;

–       canale di smercio degli oggetti di valore asportati, che vedeva l’intervento di un esercizio commerciale regolare per la compravendita di gioielli.

In particolare, le attività investigative hanno documentato come i due arrestati, di cui uno residente nella stessa via della vittima, abbiano verosimilmente studiato le abitudini della signora, aspettandola o seguendola nei pressi dell’ingresso di casa per approfittare del suo arrivo e razziarne l’abitazione senza alcuno sforzo. In questa fase, la aggredivano alle spalle più e più volte con grande e disumana violenza (colpi al volto ed al costato che determinavano fratture multiple del massiccio facciale e di numerose costole, nonché di alcune dita della mano) al fine di costringerla a consegnare ciò che aveva di prezioso.

Ulteriormente, analizzando in maniera incrociata numerose testimonianze ed i filmati di videosorveglianza, si riusciva ad assegnare un orario certo e indiscutibile agli eventi; ma sono stati i rilievi scientifici fatti sulla “scena del crimine” a dare un fondamentale indizio per le indagini: infatti, la scoperta ed il repertamento di impronte dattiloscopiche consentivano al RIS di Parma, di posizionare all’interno della palazzina, senza alcuna ombra di dubbio, uno dei due indagati, che non aveva alcuna ragione di essere in quel luogo.indagini-mestre2

Peraltro, l’esame dei tabulati telefonici faceva risalire ai suoi spostamenti e in particolar modo evidenziare la sua presenza
fisica in orari compatibili con la rapina nell’abitazione della vittima, nonché poneva in risalto il significativo legame dello stesso indiziato con il vicino della signora (assidui contatti telefonici avvenuti fra i due, anche e soprattutto quella mattina).

I Carabinieri focalizzata l’attenzione anche sul secondo individuo, riscontravano un ulteriore fondamentale elemento, che legava indissolubilmente i due soggetti al violento evento: infatti, in un regolare esercizio commerciale di compravendita di oggetti preziosi di Mestre, veniva trovata una determinante corrispondenza in quanto il vicino della vittima, il giorno stesso della rapina, vendeva così come testimoniato dalla transazione annotata sul registro del negozio, uno degli anelli oggetto della rapina, riconosciuto inequivocabilmente quale quello regalato dal marito della donna, in occasione delle nozze d’argento.

L’insieme dei gravi e seri indizi di colpevolezza, raccolti in un solo mese d’indagine, permetteva all’Autorità Giudiziaria lagunare, di emettere la misura cautelare in carcere nei confronti dei due pluripregiudicati.

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