Ikea, ad Anagnina il sit in dei dipendenti: “Vogliono i nostri soldi”

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(Meridiana Notizie) Roma, 11 luglio 2015 – Primo sciopero per i dipendenti Ikea. Per la prima volta da quando la multinazionale svedese ha aperto il primo megastore in Italia, i circa 6mila dipendenti Ikea hanno manifestato contro la disdetta unilaterale del contratto integrativo ed una offerta che profila tagli sulle maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo e la trasformazione del premio aziendale da fisso in elemento variabile. Una protesta nazionale, andata in onda in tutti i 21 punti vendita dislocati per l’Italia, e giudicata “massiccia” da Filcams, Fisascat e Uiltucs. “Ora l’azienda ascolti le ragioni dei lavoratori”, dicono all’unisono i sindacati che auspicano perciò una rapida ripresa del tavolo di negoziato al momento congelato da posizioni inconciliabili tra loro.

“Serve un confronto equilibrato, che possa trovare soluzioni condivise, senza dover tagliare i salari dei dipendenti, già ai limiti della sostenibilità”, ribadiscono all’indirizzo dell’azienda che oggi ha voluto comunque, tra notevoli disagi, tenere aperti i suoi megastore. Una trattativa che però parte decisamente in salita. Anche oggi il colosso del mobile low cost, nel giorno dello sciopero, è tornato a ribadire non solo che uno sciopero va “nella direzione opposta a quella del dialogo” ma anche che “il quadro del mercato è radicalmente cambiato” e che quell’integrativo firmato nel 2000 con festività pagate al 130% e premi aziendali fissi non si potrà più avere. Quello che piuttosto serve, dice Ikea, “è un integrativo innovativo e sostenibile”. Che tradotto significa: “valorizzare la parte di retribuzione variabile; rivedere il sistema di gestione dei turni e mettere a punto un più equo trattamento per il lavoro domenicale e festivo”.

Ad appoggiare la lotta dei lavoratori Ikea sono scesi in campo anche i leader di Cgil, Cisl e Uil. “I diritti non si smontanto”, è il tweet di Susanna Camusso, per la Cgil. “Pieno sostegno e solidarieta’ ai lavoratori di Ikea in lotta per una giusta causa”, dice Annamaria Furlan mentre Carmelo Barbagallo allarga l’orizzonte a tutte le lotte , chiuse o aperte, ingaggiate in questi mesi dai sindacati con altre multinazionali. “Si ripropone ancora una volta, il problema più generale del rispetto delle regole da parte delle multinazionali che che non può essere risolto localmente, ma con un impegno del Governo ad affrontare la questione a livello europeo e internazionale, con l’adozione di regolamenti che limitino lo strapotere di queste imprese senza confine”, dice guardando alle tante trattative sul tavolo, da quella appena chiusa con Whirlpool all’Alcoa, da Electrolux ad Auchan.

Ad accompagnare la mobilitazione tanti i presidi davanti ai punti vendita e le iniziative per informare la clientela.Volantinaggi , cortei interni e comizi, la fantasia non è mancata: dalla musica alle letture pubbliche, dai funerali al Contratto Integrativo Aziendale alla classica cocomerata. “Molti i clienti che si sono lasciati coinvolgere e hanno solidarizzato con i lavoratori in sciopero, preferendo sostenere la loro lotta e rimandando a un’altra occasione la visita dentro lo store”, spiega ancora il sindacato.

Il servizio di Diana Romersi

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