Le sanzioni dell’Occidente irritano la Russia: “Ineffettive e dannose per i rapporti bilaterali tra Mosca e Washington”

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(Meridiana Notizie) Roma, 18 agosto 2015 –  “Certo non si può dire che le sanzioni non abbiano proprio nessuna influenza, ma non è opportuno neanche affermare che esse possano ripercuotersi in qualche modo su questo o quell’altro settore dell’economia russa, che mostra una sua stabilità” (http://tass.ru/politika/2173479). Lo ha dichiarato ai media russi (TASS) il portavoce del presidente della Federazione Russa, Dmitrij Peskov, commentando le ultime sanzioni economiche settoriali introdotte dagli Usa nei confronti di un giacimento del colosso energetico russo “Gazprom” situato nella costa orientale della Siberia (http://tass.ru/ekonomika/2172981).

La politica delle sanzioni economiche decisa dagli Stati Uniti, in accordo con l’Unione Europea, nei confronti della Federazione Russa, continua dunque a peggiorare le relazioni bilaterali tra quest’ultima e l’Occidente. Tali misure, ricordiamo, furono intraprese già nei primi mesi del 2014 all’indomani del cambio di regime filo-occidentale in Ucraina (rivolta detta “Euromaidan”) e dell’annessione della Crimea, considerata dall’Occidente illeggittima, da parte della Russia in seguito al referendum popolare del 16 marzo 2014. Il rappresentante del Cremlino ha quindi aggiunto che “qui non è cambiato nulla, la tendenza a continuare il dialogo nella lingua delle sanzioni continua a rovinare i nostri rapporti bilaterali”, ribadendo a proposito delle stesse sanzioni che “non è possibile parlare di qualsiasi influenza sostanziale e sistemica di queste azioni che noi consideriamo inutili, illeggittime, e soprattutto non lungimiranti”.

Mentre in Europa si enfatizzano le controsanzioni russe sull’embargo dei prodotti provenienti dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti (http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-08-07/russia-putin-ordina-distruzione-100-tonnellate- cibo-sotto-embargo-cittadini-protestano–111527.shtml?uuid=AC30WQe), in Russia si da l’avvio a una fase di politica economica volta a potenziare la produzione locale e nazionale – oltre che a incentivare gli scambi commerciali con altri paesi come quelli dei Brics – per cercare appunto di sostituire le precedenti importazioni dall’estero.

Patrizio Marrone

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